mercoledì 11 giugno 2008

Mineo (Catania), morti sei operai

Sei operai sono morti oggi

Come ci informa l’agenzia DIRE, sei operai sono morti oggi intossicati dalle esalazioni venefiche mentre pulivano una vasca di depurazione. Lavoravano nella struttura consortile di Mineo, a 35 km da Catania. Quattro erano dipendenti comunali (uno era un precario dei lavori socialmente utili) e gli altri due di un azienda privata.Immediate le reazioni politiche e sindacali e il cordoglio ai familiari delle vittime dal premier Silvio Berlusconi e dal leader del Pd, Walter Veltroni. "Esprimo la piu' sentita partecipazione al dolore dei familiari e dei colleghi dei lavoratori deceduti nell'operazione di pulizia del depuratore di Mineo". Parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che spiega di aver incaricato il sottosegretario Pasquale Viespoli di recarsi sul posto "per assumere piena cognizione dei fatti e portare ai familiari delle vittime il cordoglio del governo". Domani, alle 16.30, nella sede del ministero, Sacconi vedrà sindacati e imprese per parlare di morti bianche. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, afferma duro: "Chi ha sbagliato deve pagare. Non si può continuare a morire sul lavoro come se nulla fosse. Stiamo diventando come un Paese del terzo mondo. E tutti dobbiamo ribellarci a questo andazzo". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha seguito in stretto contatto con il prefetto di Catania, Giovanni Finazzo, le prime azioni volte ad accertare le circostanze e le responsabilita' della tragedia di Mineo. Il presidente della Repubblica "nel chiedere al prefetto Finazzo di rappresentare i suoi sentimenti di partecipe solidarieta' alle famiglie delle vittime e la sua vicinanza alla cittadinanza di Mineo, ha rilevato- si legge in una nota del Quirinale- come questa ulteriore strage, quest'altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l'imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche". Anche i comunisti italiani sono intervenuti con Gianni Paglierini: A tre mesi dal dramma che colpì cinque lavoratori e i loro familiari a Molfetta, un’altra tragedia si è abbattuta su sei lavoratori intenti a pulire una vasca di depurazione in Sicilia. L’ecatombe quotidiana nei luoghi di lavoro è la vera emergenza nazionale: lo diciamo da anni, almeno da quando all’inizio della scorsa legislatura Governo e Parlamento fecero quadrato per discutere e varare il nuovo Testo Unico, arrivato poi a compimento prima dello scioglimento delle Camere. Ora tocca al nuovo Parlamento dargli immediata applicazione, in particolare nella sua parte repressiva e di incentivo all’azione degli ispettori, di fronte all’intollerabile assenza di controlli. Pochi mesi fa la Confindustria alzò un muro contro le sanzioni, trovando sponda nella maggioranza che governa oggi il Paese, anch’essa convinto della necessità di ammorbidire il nuovo impianto normativo. Perciò, mentre ci stringiamo alle famiglie dei lavoratori colpiti da questo inaccettabile lutto, chiediamo alla politica e alle istituzioni di fare fino in fondo la loro parte, senza compromessi e con piena convinzione.
Commento di Maurizio Aversa
Purtroppo, nelle ore prossime all’ennesimo omicidio di sistema, con la rabbia non può sopirsi l’intelligenza di chiedere una contaminazione sociale diffusa della consapevolezza della NON INEVITABILITA’ di simili tragedie. Quindi ragionare e urlare basta ai disvalori monetaristici, ai disvalori individualistici e quel che ne segue contro chi vuole delegittimare ed indebolire i lavoratori, le classi subalterne, le loro idee, i loro programmi. Una notazione: sembra che il parroco della cittadina di Mineo (a quanto riportato dal tg1) abbia testimoniato che secondo lui l’abbraccio tra i corpi erano quasi da interpretare come un gesto solidale estremo. Personalmente a me non piace questa sottolineatura. Perché avrei preferito che fossero stati solidali da vivi anche su cose banali della vita (la stessa squadra di calcio, la stessa attività di tempo libero e hobby, la stessa capacità di confrontarsi con le famiglie che vivono quotidianamente, la stessa condivisione di pesantezza e stimoli del lavoro quotidiano ecc.) ma vivi e non da “necessari eroi morti” che nessuno ha richiesto… a cominciare da loro stessi.

martedì 10 giugno 2008

ucciso un rumeno per incassare l'assicurazione

I PADRONI FANNO SCHIFO

Rumeno ucciso per incassare la polizza assicurativa

VERONA - Hanno ucciso un loro dipendente romeno per incassare un milione di euro dall'assicurazione. Con l'accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, è finita in cella una coppia trentenne di Verona: era lei la beneficiaria dell'assicurazione. Titolari di un'impresa di autotrasporto, Tancredi Valerio Volpe e Cristina Nervo hanno ucciso Adrian Joan Kosmin, 28 anni, assunto in nero presso la loro ditta da un paio d'anni. In cambio della regolarizzazione del contratto, i suoi datori di lavoro lo avevo convinto a indicare come unica beneficiaria dell'assicurazione sulla vita la titolare dell'azienda. Il corpo del romeno era stato trovato carbonizzato sabato scorso nella sua auto, a Cavaion Veronese, vicino al casello autostradale di Affi. Doveva sembrare un suicidio, ma l'autopsia ha dimostrato che nei suoi polmoni non c'erano tracce di fumo. L'uomo era stato narcotizzato altrove, composto sul sedile della Rover per inscenare un suicidio, e cosparso di benzina. Per rendere ancor più verosimile la messinscena, nell'auto era stata abbandonata una bomboletta di gas di quelle usate normalmente per cucinare in campeggio. Dopo un lungo interrogatorio in caserma, sembra che la donna sia crollata e abbia ammesso la responsabilità dell'omicidio. L'uomo arrestato, 34 anni, è detenuto in carcere, mentre alla sua convivente, 31 anni, madre di un bambino di pochi mesi, sono stati concessi gli arresti domiciliari. (cronaca repubblica.it)

Commento di Maurizio Aversa.
Chi si ricorda Paese Sera?
E’ stato – chissà se potrà tornare ad esserlo – una scuola di giornalismo. Un giornale che si misurava quotidianamente con la cronaca che si faceva economia e politica. Che dal singolo generalizzava, per prove e deduzioni, fatti ed eventi che divenivano collettivi della società. Ho bevuto solo qualche sorso alla fonte Paese Sera, ma, assaporato il gusto e il retrogusto sai come apprezzare chi ti disseta. Ebbene oggi, 10 giugno 2008, di fronte a questa che pare una semplice notizia di criminalità, emerge prepotente la società, lo schifo di società che gli anticristi (ma forti amici dei cristiani e della chiesa) ci stanno facendo diventare perché al primo posto c’è sempre lui, il profitto. In compagnia dell’egoismo. Guidati dal dio denaro…..
Ed è oggi – così sgombriamo il campo dal moralismo emotivo – che si commenta l’ultima trovata della generazione di “sinistra” (di che? Usate le terminologie vostre e lasciate in pace le nostre parole ed i nostri significati!) la Guidi di confindustria che con donna Marcegaglia ci chiedono di soprassedere al ruolo dei lavoratori uniti. Non serve la burocrazia del sindacato. Non serve il contratto collettivo. Non serve neppure regolamentare. Che tanto – direbbe Guglielmo Giannini – il buono e il cattivo sono dappertutto. Quanto è vero. Infatti, chi legge, come me, avrà avuto esperienza di lavoratori ricattati sul posto di lavoro che hanno costretto il padrone a firmare a loro favore una polizza di assicurazione in attesa di farlo fuori fuori? Ancora non vi è capitato? Aspettate che prima o poi…Intanto togliamo di mezzo rappresentanze, togliamo di mezzo i lavoratori critici, togliamo di mezzo le idee di sinistra, togliamo di mezzo il partito comunista….
La riflessione spetta ad ogni singolo. La presa di coscienza pure. Ma la responsabilità politica della deriva a destra di società e valori spetta anche a chiesa, sindacati, partiti pseudomoderati che tradiscono i valori che sono stati e possono ancora essere linfa vitale per la società degli uomini e delle donne che questa Italia, questa Europa e questo pianeta già conoscono. A costoro dico: potessi vi tirerei una sassata in mezzo alla fronte per scuotervi e farvi porre domande vere a voi stessi…

sabato 7 giugno 2008

NUCLEARE NO GRAZIE

Intervista a Jeremy Rifkin, uno dei padri dell'energia rinnovata all'idrogeno.
E' pubblicata nel paginone (R2) di Repubblica di oggi.

Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problemaDopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia
Rifkin, l'energia fai-da-te così ci salveremo dal nucleare
di RICCARDO STAGLIANÒ
Jeremy RifkinUNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo. Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale". L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa? "Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana". Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri? "Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl". Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo? "Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui". Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"? "Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...". Ci sono altri ostacoli lungo questa strada? "Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili". Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo? "Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani". Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è? "Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata". Se questi sono i dati che uso ne fa la politica? "Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche". In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra? "Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo". E il modello democratico, invece? "È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet". Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia? "Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili". Ci dica come si affronta questa transizione. "Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla". Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così? "In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia". A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché? "Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
Segnalato da Flaviano Marrucci

venerdì 6 giugno 2008

no al razzismo

no al razzismo. Apparteniamo tutti alla stessa razza: umana.
Un testimone ci racconta un episodio di razzismo di Stato. «Quanto manca al disastro?»«I vigili hanno fatto scendere dal bus bambini romeni. Mi son venuti i brividi...»Marcello Cantoni
Cara Liberazione,oggi a Roma ho assistito con i miei occhi ad un esempio del nuovo corso legalitario nazionale e capitolino.Ero alla fermata Atac di piazza delle cinque lune, davanti a Piazza Navona. Passa l'autobus numero trenta, si ferma e apre le porte, due vigili si avvicinano e guardano all'interno del veicolo. Poi intimano all'autista di non ripartire e salgono sul mezzo, si dirigono verso una famiglia rumena e la fanno scendere.Una volta a terra scatta la prassi. Documenti, chi è questa ragazza, di chi è il bambino e via dicendo. La storia finisce bene, la famiglia è in regola.Io guardavo la scena e con me una ragazza poco lontana. Eravamo abbastanza schifati.I due vigili devono aver sentito il nostro sguardo. Non hanno usato toni pesanti con la famiglia, e sembrava quasi si sentissero in imbarazzo e si chiedessero il senso di quella loro azione.Resta il fatto che, gentili o meno, il nuovo corso è sbarcato nella Capitale. I vigili devono obbedire ad Alemanno e ai suoi furori, e allora via sugli autobus a cercare i "pericolosi".Non so come finirà, so che assistere a quella scena mi ha fatto venire un brivido alla schiena.Io ho trent'anni e per mia fortuna non ho vissuto il periodo delle deportazioni, ma qualcosa del genere - differente nella follia e nel numero, ma simile nell'idea di fondo - deve essere accaduto.Quando si arriva a far scendere una famiglia con bambini piccoli da un mezzo pubblico, solo perchè appartiene ad un etnia, mi chiedo: quanto manca al disastro?05/06/2008
segnalato da Simona Biffignandi

mercoledì 28 maggio 2008

LASINISTRA C'E'

L’assemblea di Marino del 27 maggio

di Maurizio Aversa


CRONACA
Qualche decina di persone di sinistra si sono confrontate sui temi proposti alla discussione:informazione e società dell’informazione, cultura, alternativa economica.
Numerosi sono stati gli interventi. Tutti consapevoli, esplicitandolo, che uno degli obiettivi da percorrere è una inistra unita e presente per dare risposte all’Italia così come localmente. Socialisti, Comunisti di Rifondazione e dei Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica, tutti sono stati intenti ad ascoltare e a cercare di rispondere ai quesiti che singole persone di sinistra sono venuti a porre. Anche con vere e proprie proposte. Per quanto riguarda l’approfondimento della scelta aumento dei consumi nei servizi o decrescimento. Così come per un diverso modo di proporre il confronto svolto in modo più vasto, tematico e con esperienze dirette di partecipanti autori della elaborazione nazionale dei programmi e dei progetti della sinistra italiana. Inoltre, anche proposte su come intervenire nel locale e subito per bloccare sventatezze del governo locale. Quindi, una sinistra viva. Una sinistra che il gruppo di lavoro che ha messo in piedi questo percorso si aspettava proprio.

COMMENTO
Pochissimi mesi fa ci si è ritrovati. Nel senso della completa corresponsabilità politica delle forze-organizzazioni che si sono ritrovate. Le persone, i compagni e le compagne, che in carne ed ossa sono queste organizzazioni si sono ritrovate.
Pare non sia bastato. Rinvio alle analisi già compiute collettivamente e singolarmente, o nei duetti e nei crocchi.
Ma, confermo, che pare proprio che non sia bastato, non solo alla luce funesta dei vari responsi-condanne elettorali (a proposito qualcuno ha notato che c’è stata questa rimozione tacita a menzionare l’altra batosta per sinistra, arcobaleno e Pd in Valle d’Aosta?), ma anche rispetto alla necessità soggettiva (dei partecipanti che vengono e ti chiedono: insomma che fate?) oltre che a quella oggettiva che è certificata dalla nostra analisi-proposta-verifica.
E che occorra andare oltre il ritrovarsi è evidente qui di fronte a noi.
Non possiamo offrire punti di riferimento se non affiniamo-condividiamo analisi e proposta.
Non possiamo proporci come opposizione o come propositivi di scelte di governo se non ci strutturiamo come forza unita (più o meno compatta) non leggera, non provvisoria.
In poche righe e già c’è, lo ribadisco, il solco tracciato davanti a noi. Senza cincischiare e senza guardare chissà a quale monolite (mai esistito anche se evocato) del passato.
La risposta è l’unità della sinistra (partiti, movimenti, singoli, associazioni…) forte di un programma condiviso.
Ma questa unità e questo agire unitario, sta in capo a qualcuno che sia in grado di garantirlo per l’oggettiva generosità del proprio agire. Questo qualcuno non è un singolo. E’ un intellettuale collettivo, è una forza “normalmente” abituata ad agire a favore degli oppressi e degli ultimi e senza chiedere in cambio nulla. E se ci sono state eccezioni, erano errori e quindi eccezioni. Quella forza, proprio perché non inventata a tavolino oggi, ma già presente nella memoria (nel senso sanscrito: pensare) di chi la ha conosciuta come di chi la percepisce solo ora per motivi anagrafici, è l’idea comunista. Ed i nostri obiettivi, di contenuto e di metodo politico come la ricerca dell’unità della sinistra, può essere messa serenamente nel novero dei compiti “normali” di un forte partito comunista.
Non impelaghiamoci in inutili astrattismi. Le cose che ognuno, forza o singolo, ha sostenuto fino ad oggi, avevano ragione di essere, proprio perché occorreva iniziare un percorso di confronto chiaro partendo d una strada già percorsa. Ora è tempo di riconoscere che le scelte sono giunte all’appuntamento. Dunque, intelligenza, fermezza di nervi, chiarezza di progetto e resistere contro, ma costruire per; difendere ma ottenere. Non è partito di governo e di lotta: è progetto per la difesa minima della democrazia ed ottenimento di livelli di salvaguardia che non facciano tracimare il nostro riferimento, il nostro innevamento naturale che sono le classi lavoratrici.
E’ la forza che garantisce tutti e non tradisce nessuno quella di cui c’è maggior bisogno. E’ la forza che lega insieme le anime politiche e culturali della sinistra con l’egemonia del pensiero e delle idee non del potere omologante che garantisce l’unità della sinistra. E’ il partito comunista, quello dei “diversi” che mostra con la quotidianità diffusa (come il significato del daba ebraico: il verbo, l’esempio concreto) come un ri-inizio è possibile.

martedì 27 maggio 2008

nuova aggressione fascista a Roma

Lazio; Roma, collettivi La Sapienza:'aggrediti, un accoltellato'"Erano fascisti con spranghe e celtiche", più tardi corteo

Roma, 27 mag. (Apcom) - Circa dieci studenti dei collettivi di sinistra dell'Università La Sapienza di Roma sono stati aggrediti questa mattina in Via Cesare De Lollis, nei pressi dell'ateneo, da una ventina di persone appartenenti, a quanto riferiscono gli stessi collettivi, a organizzazioni politiche di estrema destra: numerosi, a quanto riferito, i feriti, tutti tra i collettivi.
Proprio ieri i collettivi avevano occupato la presidenza della Facoltà di Lettere contro "l'agibilità concessa dal preside ai neofascisti della fantomatica sigla 'Lotta Universitaria', inesistente all'università ed espressione del movimento neonazista Forza Nuova" che avrebbe dovuto tenere una conferenza sulle Foibe."Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all'Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni".
Secondo i collettivi ci sono stati "diversi feriti, spalle rotte, teste spaccate": nella facoltà di Lettere si è subito riunita un'assemblea degli studenti di sinistra nella quale si è pubblicamente accennato ad "un ragazzo accoltellato".
Il fatto specifico, però, non è confermato nè dai collettivi nè dagli operatori sanitari: in Via De Lollis è infatti intervenuto il 118, con la segnalazione di un ragazzo ferito al volto, ma gli operatori non hanno rintracciato persone che necessitassero di soccorso.
Anche alla polizia allostato attuale risulta solo una "lite in strada, non all'interno dell'ateneo. Le persone che hanno partecipato alla rissa si sono dileguate. Al momento - spiega la Questura - non ci sono indicazioni nè sul colore politico dei partecipanti, nè sul loro numero esatto, nè di feriti più o meno gravi".
"Ora siamo a Lettere, stanno arrivando tanti compagni da tutta la città", conclude Giorgio: nel pomeriggio, terminata l'assemblea spontanea, è infatti previsto un corteo nella zona per protestare contro l'accaduto.

SINISTRA ALTERNATIVA CONDANNA L'AGGRESSIONE ED INVITA ALLA VIGILANZA DEMOCRATICA ED ANTIFASCISTA

lunedì 26 maggio 2008

LA SINISTRA C'E'

Introduzione all’iniziativa del 27 maggio 2008 – Mirko Laurenti

L’incontro di oggi non è, o almeno non vuole essere solo e soltanto un modo per dimostrare che esiste ed è viva e propositiva, una alternativa. Ciò che ci proponiamo di fare è avviare un percorso aperto che preveda periodici confronti tematici, anche attraverso strumenti diversi (abbiamo ad hoc creato un blog: sinistralternativa.blogspot.com), tra tutti coloro che più o meno convintamene si collocano vicini a movimenti e/o partiti di Sinistra. Lo scopo, è bene dirlo fin da ora, è quello di individuare insieme, “dal basso”, la strada; il modello migliore, dal quale ripartire e sul quale costruire una Sinistra attuale, visibile, concreta e che sappia rispondere con velocità e certezza ai bisogni dei cittadini e della società.

Prima di lanciare il dibattito è bene che ci si dica, sia pur velocemente, come e perché siamo davanti alla urgente necessità di riaprire un profondo dibattito, a Sinistra, sul significato storico e attuale della Sinistra in Italia. Ci troviamo oggi ad accelerare passaggi che con ogni probabilità avremmo comunque compiuto, con tempi però molto più dilatati, proprio grazie ai risultati delle ultime elezioni politiche che hanno visto una vittoria schiacciante della destra e la scomparsa dal Parlamento di tutte le forze riconducibili alla Sinistra storica. Non mi soffermo sull’analisi approfondita di questa sconfitta. Non è questo lo scopo del nostro dibattito.

E’ necessario però esporre brevemente la situazione odierna, derivata dal voto politico di Aprile, proprio per rendere i ragionamenti che svilupperemo oggi e in seguito, propositivi e concreti.
La pesante sconfitta elettorale de la Sinistra l’Arcobaleno è infatti figlia di più variabili e non tutte individuabili all’esterno della Sinistra.
Siamo stati penalizzati dall’appello ossessivo al voto utile e dall’astensione di un’altra parte delusa dall’operato del Governo Prodi, appoggiato anche dalle forze di sinistra. Questi due elementi però non spiegano una sconfitta tanto bruciante maturata nell’ultimo anno, e che deriva anche dai nostri enormi e persino incredibili errori: non abbiamo convinto gli elettori che avevano votato a sinistra nel 2006; non abbiamo conquistato nuove forze; non abbiamo saputo rispondere con decisione alla richiesta di unità a Sinistra, attraverso una chiara proposta veramente alternativa che arrivava in modo evidente dalla nostra base.
Quando nacque il PD fu infatti chiaro per tutti (militanti, dirigenti, simpatizzanti) a sinistra che era un terremoto politico; che nulla sarebbe più stato come prima; che nessuna delle forze della sinistra poteva da sola rispondere al vuoto che si creava a sinistra del PD.
Era evidente la necessità e l’urgenza di una sinistra unitaria e plurale, un nuovo soggetto politico. Tuttavia nessuna costituente è partita nei territori. Siamo così arrivati tardi all’appuntamento delle elezioni anticipate, solo con una lista elettorale, senza una idea di sviluppo di questo Paese.
E’ questo quello che è mancato di più, che non ci ha fatto individuare, anche e forse soprattutto dai nostri elettori, come una forza di Sinistra unita, concreta, alternativa ai modelli (pur molto simili) proposti da PD e PdL.

Che ci sia una urgente necessità di riempire con un soggetto unitario e forte quel vuoto creatosi a sinistra è ormai evidente, lo è da tempo come abbiamo detto in precedenza anche per responsabilità dirette della stessa sinistra, ma oggi, a quasi due mesi di distanza dal voto politico lo è ancor di più.
Lo si vede da come i canali canonici dell’informazione ripropongano sempre più un clima di distensione tra le forze parlamentari di maggioranza e di opposizione, una melassa che spesso oltrepassa ogni limite di pubblica decenza. Ci si sforza di rappresentare a tinte sobrie un paesaggio nuovo: una nuova armonia politica e dunque sociale che segue ad anni di tempesta figlia, è sottinteso nei ragionamenti ma diviene spesso palese argomento di dibattito, del cieco ostruzionismo di quella Sinistra-marxista estremista e che sa dire solo NO.
Sulle “tele” delle regole comuni (Conflitto di interessi, Riforme Costituzionali e federalismo fiscale, sbarramento percentuale per le camere e per le elezioni Europee, ecc.) e delle grandi emergenze del Paese (Rifiuti-Campania, Energia-Nucleare, Grandi Opere-Ponte sullo Stretto, Sicurezza-Rom, ecc.), che entrambe per definizione dovrebbero rimanere punti visibilmente oggettivi (comunque mai di parte) nei ragionamenti, ed è invece proprio lì che si cerca di dipingere questa fiction.
A questa rappresentazione però poi non corrisponde la realtà della società. Realtà che vede un ritorno senza precedenti di violenza, di intolleranza verso il diverso (sia esso straniero o no); realtà che quotidianamente, ad esempio, è fatta di aggressioni palesemente fasciste e razziste contro le minoranze sociali e culturali, nelle strade, nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri delle città dove vivono e lavorano stranieri, nei campi nomadi, nei cimiteri ebraici, nelle moschee, ai monumenti che celebrano la lotta partigiana e antifascista. C’è poi la violenza più “dolce” delle istituzioni (mai come ora così evidente) che antepongono sempre più spesso al dialogo e alla progettualità le decisioni forti come unica ricetta davanti alle emergenze (siano esse reali o dipinte tali) e quindi ecco: la cacciata dei rom e degli immigrati dalle città, la caccia a suon di retate e manganelli ai clandestini e alle prostitute, la forza usata per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, la soluzione forzosa, tramite Decreto legge, alla questione “frequenze Rete 4”, in palese contrasto con una sentenza della Corte Europea (oltre che con tutti e tre i gradi di giudizio italiani), la scelta senza dubbio alcuno (scorie e siti di stoccaggio??), dopo un pur antico pronunciamento democratico (referendum dell’87) del Paese, del veloce ritorno al nucleare e poi del Ponte sullo Stretto, per fare alcuni esempi pratici.
E il freddo distacco (per non dire ostilità) di una parte dell’Europa (Spagna, Romania e addirittura della Commissione Europea), l’apprezzamento di alcuni politici di altri Paesi (l’austriaco Haider, ad esempio) e l’indignazione di molti intellettuali e storici nostrani è una cartina di tornasole della situazione reale che non si vede solo se non si vuole vedere. Per questo e per tanto altro ancora c’è bisogno di Sinistra e per questo siamo convinti di dover ancora dire e dare molto. Di dover ripartire con determinazione dai nostri valori fondamentali, quelli sì, sempre vivi e ben presenti.

Bisogna quindi “fermare le bocce” e ripartire da qui, da oggi, da adesso, da dove ci siamo persi prima del voto.
Dobbiamo evitare di rinchiudersi in analisi affrettate e tese ad individuare responsabilità che sono invece assai diffuse; smettere di praticare lo sport storicamente più in voga nella sinistra italiana, cioè l’autocolpevolizzarsi ed il flagellarsi con interminabili confronti verticistici ormai privi di ogni senso. Bisogna insomma essere in grado di dirsi con chiarezza e senza prese in giro qual’è la proposta politica e il progetto di Paese che vogliamo rimettere in campo.
Non basta più infatti, e il voto di Aprile ce lo ha drammaticamente dimostrato, dirsi “di Sinistra” per guadagnare consensi e smuovere le coscienze in difesa dell’idea di una Sinistra genericamente detta. Dobbiamo essere in grado di far capire ai cittadini, in particolare ai nostri elettori, come sarà, dove li porta, quali politiche concrete propone per cambiare in meglio la vita delle persone, quali principi mette a base del suo progetto la Sinistra che intendiamo proporre e con quali finalità, quali obiettivi. Per far ciò è fondamentale aver ben presente che è necessario cambiare molto, bisogna “guardarci dentro”, ripartire dai territori e, attraverso un percorso profondamente democratico e capillare, saper costruire una vera partecipazione basata sulla discussione politica.
E’ da troppo tempo infatti che i confronti dialettici all’interno dei Partiti e movimenti di Sinistra non entrano seriamente nel merito delle criticità dei ragionamenti economici e sociali che sono alla base dei piccoli e dei grandi problemi della nostra società. Sono ormai anni, potremo dire decenni, che a Sinistra non ci si interroga seriamente, ad esempio, sul ruolo e sulle conseguenze sociali e produttive dello sviluppo nel nostro Paese, ma anche in Europa, negli States, e nelle realtà economiche emergenti come India, Cina e Brasile, del modello capitalistico; sulla velocità con la quale la globalizzazione ha saputo crescere e cambiare, spostando persone, lavoro, capitali, benessere e emergenze (sociali e ambientali), a velocità drammatiche, spesso schiacciando letteralmente alcuni “pezzi” del mondo e cancellando intere classi sociali.

Quella che abbiamo davanti è quindi una sfida alla quale non possiamo sottrarci se vogliamo che resti viva una alternativa ai modelli dominanti di sviluppo e di società; se vogliamo costruire una Sinistra che abbia ben presenti quali sono i valori fondamentali su i quali si sorregge e che sia capace di rispondere concretamente alle domande della società odierna.
Si tratta dunque di capire se, semplificando il ragionamento, la Sinistra alla quale pensiamo debba avere oppure no una moderna cultura di governo. Se sia cioè capace di confrontarsi a fondo su i piccoli e grandi temi avendo come obiettivo non quello di “stare al governo” per stare al governo, ma quello ben più complesso di proporsi chiaramente come forza capace di misurarsi con tutti i problemi che i lavoratori, i cittadini, le città come organismi complessi presentano. Come forza cioè che sia dunque essa stessa diretta espressione della società.
Una Sinistra unitaria e plurale per diventare una forza popolare, radicata socialmente, presente sui problemi del territorio non può prescindere oggi dall’avere una cultura di governo su tutti i temi che le si pongono innanzi. Non c’è più (se mai ci sia stata) alternativa.

Questo deve essere l’obiettivo, questo deve essere il percorso fatto di confronti plurali, democratici, aperti e radicati nei territori. Che tocchino tutti i temi su i quali per troppo tempo non abbiamo avuto la capacità di andare a fondo per cercare soluzioni possibili e comunque per elaborare una posizione chiara da proporre con convinzione. Solo a queste condizioni potrà crescere nel Paese una forza di Sinistra unitaria e che possa essere considerata, con diritto, una alternativa attuale e credibile ai modelli esistenti.


Veniamo ai temi odierni: - Società dell’informazione; - Cultura; - Alternativa economica.