Il 20 settembre a Roma, una riunione di alcune parti della sinistra organizzata si è riunita per dar vita alla riunificazione della sinistra. Secondo un auspicio che inizialmente, dai sostenitori del progetto, avrebbe dovuto interessare la stragrande maggioranza della sinistra stessa. Purtroppo non è stato così. Ma, caparbiamente ed incoerentemente, il progetto iniziale si è trasformato con con una azione maieutica nei confronti di una platea potenziale che alla fine ha risposto in modo striminzito.
Quelli che seguono sono l’intervento che Gennaro Migliore di Rifondazione Comunista (tra i sostenitori di questa linea battuta al congresso da Ferrero) ha scritto per il sito di Sinistra Democratica; e l’intervista a Claudio Fava rilasciata a L’unità in occasione della giornata del 20 e riproposta sul medesimo sito. A seguire, in neretto, i due commenti pubblicati sullo stesso sito scritti da maurizio aversa.
La nascita della sinistra non è più rinviabile
Di Gennaro Migliore
Nel giro di pochi mesi dalla vittoria della destra i fronti del conflitto sociale in Italia si sono moltiplicati, in seguito a un attacco a tutto campo di portata inaudita. Dall’Alitalia all’offensiva contro la contrattazione nazionale alla controriforma della scuola, si sta aprendo una fase di altissima conflittualità sociale, segnata da un inevitabile ripresa della contestazione di massa.In una fase simile, le forze politiche della sinistra non possono limitarsi al compito, pur fondamentale, di sostenere con tutte le loro energie i soggetti delegati a gestire la conflittualità sociale, a partire dalla Cgil e dalla Fiom. Devono anche saper agire come attori politici pienamente consapevoli, capaci di farsi carico e di rispondere alle domande politiche che salgono dalla conflittualità sociale. L’offensiva alla quale abbiamo iniziato ad assistere e i conflitti diffusi che essa comporta rendono più che mai urgente, non più rinviabile, la nascita di una Sinistra in grado di rispondere a quelle domande e a quelle esigenze. Se non ci riusciremo, gli stessi esiti del conflitto sociale saranno pregiudicati.E’ un compito arduo. Richiede impegno e determinazione, ma anche maturità politica. Quella che è mancata, appena pochi mesi fa, ai tanti, troppi che hanno lavorato per derubricare la Sinistra Arcobaleno a una misera federazione tra soggetti attenti soprattutto alla propria identità e al proprio specifico interesse. Quella federazione non poteva andare oltre i confini angusti di un cartello elettorale. Riproporla oggi, dopo la severa lezione impartitaci dalla nostra stessa gente il 13 aprile, non è solo sbagliato. E’ irresponsabile.La direzione che in cui dobbiamo avviarci è opposta. Deve marciare esplicitamente, senza ambiguità, verso il processo costituente di una nuova soggettività politica. I tempi di questo processo non possono essere predeterminati, ovviamente. Di certo, saranno tanto più rapidi in ragione della costellazione di iniziative politiche diffuse che riusciremo a determinare, innescare e incentivare.Una cosa, tuttavia, deve essere chiarissima e non sarà mai abbastanza ripetuta. Il soggetto verso cui muoviamo non può essere rappresentato solo, e neppure principalmente, dalle forze politiche oggi in campo. Il suo profilo dovrà essere caratterizzato, al contrario, dalla capacità di attrarre e restituire speranza e possibilità di intervento diretto a tutti quei compagni, intellettuali ma anche semplici militanti, le cui energie e le cui intelligenze sono il sangue e i nervi della Sinistra. Senza di loro, il processo costituente resterà solo una formula vuota
Caro Gennaro Migliore, dici che non basta sostenere sindacato e soggetti che si impegnano nel conflitto sociale, ma che occorre essere soggetti politici che mettono insieme la lotta ed una proposta pensata con partiti (o costituente) ed intellettuali in quanto così si rappresenta l'alternativa nella società. Bene. Poi dici che per fare questo la strada è la costituente e non l'unione di ex arcobaleno. Ma il 20 otobre dello scorso anno c'era la costituente o i partiti ed il sindacato più radicato a sinistra ad aver portato a Roma un mlione di compagne e compagni? Forse, allora, se ci rifletti meglio concluderai che la costiuente è un altro partito di cui è legittima la nascita, ma che semplicemente si aggiunge alla lista delle sigle delle cose unitarie che si vorranno promuovere (a cominciare dai conflitti sociali); mentre perseguire l'unità dei comunisti è la base del tuo enunciato iniziale dove chiedi ad una forza di sinistra di agire consapevolmente per dare risposte politiche alla conflittualità sociale.Un saluto comunista, maurizio aversa
Al via la costituente, parleremo alla sinistra senza rappresentanza
Intervista a Claudio Fava
Tutti intorno a un tavolo, politici, sindacalisti, intellettuali, per fondare la Costituente di sinistra, primo passo per avviare un processo unitario a sinistra. Oggi alla Casa delle donne di Roma riparte il progetto a cui guarda Sinistra democratica, la minoranza di Rifondazione di Vendola e Giordano, i Verdi di Cento, la minoranza per Pdci di Katia Belillo. Ci saranno Alberto Asor Rosa, Moni Ovadia, Ascanio Celestino, Pietro Folena, Fabio Mussi, Aurelio Mancuso dell’Arcigay, il segretario della Fiom Rinaldini, Paolo Hutter, Aldo Tortorella, Mario Tronti, Flavio Lotti. Claudio Fava, coordinatore di Sd, di una cosa è convinto: «È il momento». L’interlocutore privilegiato è il Pd, non certo l’Udc.
Fava,il progetto è ambizioso, ma partite con pezzi di SD,RC,Verdi. Non è un po’ poco?
«È un progetto diverso da quello immaginato prima delle elezioni. Non vogliamo più costruire l’unità della sinistra perché la campagna elettorale e gli esiti dei congressi mostrano che ci sono due opzioni inconciliabili: l’opzione di chi lavora per l’unità dei comunisti con un ritorno fortemente identitario alle ragioni e ai simboli della tradizione del secolo scorso e l’opzione di chi vuole una nuova sinistra che vuol rinnovare se stessa, aggiornare il proprio sguardo nei confronti di un paese profondamente cambiato, che si pone l’obiettivo di una profonda riforma delle pratiche politiche. Dobbiamo porci il problema della trasformazione del paese e dunque anche di una cultura di governo nelle forme e nelle circostanze in cui tutto questo è possibile. C’è invece chi ritiene che la funzione della sinistra sia quella di presidiare uno spazio minoritario». Quale è l’obiettivo che vi ponete?
«Recuperare in parte i semi positivi dell’Ulivo e seppellire per sempre lo spirito malato dell’Unione è uno degli obiettivi che un processo di aggregazione politica a sinistra deve porsi». Quali sono gli interlocutori politici a cui guarda la Costituente?
«Intanto ci sono alcuni protagonisti naturali, coloro che hanno costruito in questi anni una esperienza di militanza civile e politica a sinistra, un tessuto connettivo di associazioni e di esperienze fuori dai partiti come i movimenti pacifisti, il movimento antimafia. Penso anche alle grandi battaglie di un’associazione come Libera, a tutti coloro cioè, che hanno mirato a trasformare la coscienza civile del Paese. Poi, ci sono Sd e una parte significativa di compagni di Rc e del Pdci che non hanno condiviso le conclusioni di quel processo, i Verdi e la cultura ambientalista che ormai è orizzontale e tutta la sinistra non connotata nella militanza politica». Agli appuntamenti elettorali come pensate di arrivare?
«Preferisco pensare alle elezioni come la conseguenza di un processo. Il centrosinistra in sé non è un valore, lo è in quanto frutto di un processo politico. Per noi l’interlocutore naturale della sinistra è il Pd, quello innaturale, impossibile, è l’Udc non per pregiudizio ma per merito politico. Sarebbe lo stesso errore che ha portato a tenere fino all’ultimo nel centrosinistra Mastella e Dini. Al tempo stesso noi troviamo che questo processo di coalizione debba essere davvero arricchito di politica rimettendo anche in discussione esperienze fallimentari come l’Abruzzo, la Calabria e la Campania. Dove non abbiamo saputo, come centrosinistra, riaffermare l’autonomia della politica
Esattamente come avevo avuto modo di contestare a più riprese, ora "alea iacta est". Si, il dado è tratto perchè in questa breve intervista la cosa che emerge prepotentemente è non più il ruolo di "collante e di lievito che il movimento sinistra democratica voleva svolgere tra le forze della sinistra"; ma semplicemente la nascita di un ennesimo partitino (o partitone) che sia risulta di pezzi di rifondazione (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna), pezzi di pdci (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna) e parti della rappresentanza della sinistra diffusa nella società. La volta precedente (mi spiace per problemi personali di non aver potuto immediatamente replicare ad una anonima firma che mi censurò) commentando l'ambiguo documento della direzione, avevo additato alla ipocrisia politica della scelta (non certo delle persone che stimo, altrimenti non mi intratterrei in scontri e confronti)ed oggi, a distanza di pochi giorni il disvelamento. Mi permetto di farvelo presente per piccola diretta esperienza personale che avviene qui ai castelli: guardate che la base dei dirigenti che si muove e vi rappresenta, non ha difficoltà e non ha imbarazzi a definirsi comunisti, ad imbracciare la bandiera rossa con la falce e martello ed a ritenere che il capitalismo è quanto va cambiato, superato ed abbattuto nelle impostazioni delle battaglie politiche attuali.Un fraterno saluto, maurizio aversa
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domenica 21 settembre 2008
mercoledì 17 settembre 2008
Parla Dante De Angelis, il ferroviere licenziato perchè attento alla sicurezza sul lavoro
Riproponiamo una intervista a Dante De Angelis che la collega Alessandra Valentini ha raccolto per La Rinascita pochi giorni fa.
"Ho fatto la cosa giusta ed esercitato il ruolo di Rls"
Intervista a Dante De Angelis
di Alessandra Valentini
Nel cuore di agosto ha occupato per giorni le prime pagine di tutta la stampa nazionale, tv e web compresi, unanime la levata di scudi in sua difesa, i lavoratori hanno dato vita a blog e appelli per il suo reintegro, i pendolari hanno espresso solidarietà, le Ferrovie dopo aver mostrato i muscoli sono costrette a dare spiegazioni a più riprese. Il licenziamento del macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Dante De Angelis, redattore della rivista Ancora In Marcia!, lavoratore cosciente e “militante”, non è passato inosservato
. De Angelis, già licenziato nel 2006 (ma riassunto) sempre per la sua attività di Rls, viene colpito ancora una volta perché ha evidenziato problemi di sicurezza sui treni. Se le Ferrovie nel 2006, dopo un licenziamento politico che hanno dovuto rimangiarsi (comminando un giorno di sospensione!), pensavano di aver intimidito e ridotto al silenzio Dante, ed averlo indotto a fare gli interessi del “padrone” anziché quelli del servizio pubblico, hanno sbagliato di grosso i calcoli. Anche questa volta la risposta del mondo del lavoro e politico non si è fatta attendere: dall’Assemblea nazionale dei ferrovieri al Sap, Sdl, Fiom, Cgil, da Giro (Fi) a Diliberto, che ha parlato di «licenziamento antisindacale da ritirare subito».
Dante, sei stato licenziato dalle Ferrovie perché ti accusano di aver dichiarato il falso in merito agli spezzamenti avvenuti sugli Etr 500 nel mese di luglio, che le Fs avevano sapientemente celato, e per aver procurato danni all’immagine dell’azienda. La mera cronaca dei fatti dimostra che non hai detto nulla di falso, lo stesso Moretti il 24 luglio ha parlato di “difetto di progettazione”. Ma come commenti le motivazioni delle Fs per il tuo licenziamento?
Le trovo del tutto irragionevoli; le mie dichiarazioni riguardo lo spezzamento seguivano e riguardavano i numerosi incidenti – potenzialmente gravissimi e rimasti fortunatamente senza conseguenze – avvenuti negli ultimi mesi proprio agli Etr, le cui cause sarebbero da ricercare nella progettazione, nella manutenzione, nel controllo o nell’usura. Al di fuori di queste ipotesi non restano che i fantasmi o gli spiriti maligni.
Sei macchinista e Rls, protagonista di momenti di denuncia di situazioni di pericolo relative ai numerosi incidenti ferroviari, da Crevalcore a Roccasecca, fino alla vicenda del famoso Vacma e delle porte killer. Rifaresti quello che hai fatto?
Sono convinto di aver fatto la cosa giusta e di aver esercitato davanti a fatti comunque gravi, il diritto dovere di segnalare, anche come Rls, i potenziali rischi, criticare e manifestare il mio pensiero su episodi che solo per fortuite circostanze casuali non hanno prodotto conseguenze irreparabili.
Da più parti hai ricevuto solidarietà e azioni di mobilitazione, in molti hanno parlato di accanimento delle Fs nei tuoi confronti. Che ne pensi?
Non voglio neanche ipotizzare che un gruppo industriale possa attaccare individualmente una persona mediante l’odioso ricatto occupazionale. Penso piuttosto che alcuni dirigenti delle Fs soffrano di un retaggio autarchico di quando – Ferrovie dello Stato – si governavano da sé, senza dare conto a nessuno né delle scelte gestionali né di quelle relative alla sicurezza. Noi Rls per svolgere il nostro mandato inevitabilmente ci scontriamo con i vertici aziendali e non siamo adeguatamente tutelati.
Con il tuo secondo licenziamento c’è l’impressione che si voglia colpire un lavoratore per intimidire e chiudere la bocca a tutti. In realtà non sei stato il solo a denunciare alcuni problemi ed incidenti che negli ultimi mesi hanno interessato i treni.
Fortunatamente non sono solo. Molti altri Rls lavorano alacremente per migliorare le condizioni di sicurezza di ferrovieri e viaggiatori. Quindici Rls sull’episodio specifico degli spezzamenti hanno scritto al ministro Matteoli e a Moretti e dichiarato alla stampa le stesse mie preoccupazioni. Nei mesi scorsi, tutti insieme, abbiamo presentato numerosi esposti sulla sicurezza, anche degli Etr, in relazione ai guasti meccanici degli Etr 480, alle porte killer, ed all’inverosimile perdita del “tetto” di un treno in piena velocità sulla direttissima Roma Firenze.
Ti riferisci all’episodio del 5 aprile per il quale le Ferrovie parlavano di un oggetto metallico sui binari?
Esatto.
Le prossime mosse?
La fase legale è già cominciata con l’impugnativa del licenziamento davanti alla Direzione provinciale del lavoro di Roma. Trascorsi 60 giorni sarà possibile presentare il ricorso al giudice del lavoro. Spero che la revoca del mio licenziamento e di quelli dei compagni di lavoro delle officine di Genova ingiustamente licenziati per una mera irregolarità nella timbratura del cartellino, arrivi a seguito della mobilitazione delle lotte che i ferrovieri e le loro organizzazioni sindacali sapranno mettere in campo.
Ma in queste condizioni come si fa a fare l’Rls ?
In un quadro di arretramento del mondo del lavoro me lo chiedo anch’io, non siamo riusciti ad introdurre nel Testo unico una formula che garantisse i delegati dalle ritorsioni aziendali, e oggi siamo a interrogarci ancora se nei posti di lavoro i diritti costituzionalmente garantiti possano essere esercitati o se vi sia una sorta di extraterritorialità in cui le tutele del cittadino siano affievolite in quanto lavoratori dipendenti. Da parte mia continuerò a battermi – in qualsiasi ruolo – per migliorare le condizioni materiali, di salute e di sicurezza dei lavoratori
"Ho fatto la cosa giusta ed esercitato il ruolo di Rls"
Intervista a Dante De Angelis
di Alessandra Valentini
Nel cuore di agosto ha occupato per giorni le prime pagine di tutta la stampa nazionale, tv e web compresi, unanime la levata di scudi in sua difesa, i lavoratori hanno dato vita a blog e appelli per il suo reintegro, i pendolari hanno espresso solidarietà, le Ferrovie dopo aver mostrato i muscoli sono costrette a dare spiegazioni a più riprese. Il licenziamento del macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Dante De Angelis, redattore della rivista Ancora In Marcia!, lavoratore cosciente e “militante”, non è passato inosservato
. De Angelis, già licenziato nel 2006 (ma riassunto) sempre per la sua attività di Rls, viene colpito ancora una volta perché ha evidenziato problemi di sicurezza sui treni. Se le Ferrovie nel 2006, dopo un licenziamento politico che hanno dovuto rimangiarsi (comminando un giorno di sospensione!), pensavano di aver intimidito e ridotto al silenzio Dante, ed averlo indotto a fare gli interessi del “padrone” anziché quelli del servizio pubblico, hanno sbagliato di grosso i calcoli. Anche questa volta la risposta del mondo del lavoro e politico non si è fatta attendere: dall’Assemblea nazionale dei ferrovieri al Sap, Sdl, Fiom, Cgil, da Giro (Fi) a Diliberto, che ha parlato di «licenziamento antisindacale da ritirare subito».
Dante, sei stato licenziato dalle Ferrovie perché ti accusano di aver dichiarato il falso in merito agli spezzamenti avvenuti sugli Etr 500 nel mese di luglio, che le Fs avevano sapientemente celato, e per aver procurato danni all’immagine dell’azienda. La mera cronaca dei fatti dimostra che non hai detto nulla di falso, lo stesso Moretti il 24 luglio ha parlato di “difetto di progettazione”. Ma come commenti le motivazioni delle Fs per il tuo licenziamento?
Le trovo del tutto irragionevoli; le mie dichiarazioni riguardo lo spezzamento seguivano e riguardavano i numerosi incidenti – potenzialmente gravissimi e rimasti fortunatamente senza conseguenze – avvenuti negli ultimi mesi proprio agli Etr, le cui cause sarebbero da ricercare nella progettazione, nella manutenzione, nel controllo o nell’usura. Al di fuori di queste ipotesi non restano che i fantasmi o gli spiriti maligni.
Sei macchinista e Rls, protagonista di momenti di denuncia di situazioni di pericolo relative ai numerosi incidenti ferroviari, da Crevalcore a Roccasecca, fino alla vicenda del famoso Vacma e delle porte killer. Rifaresti quello che hai fatto?
Sono convinto di aver fatto la cosa giusta e di aver esercitato davanti a fatti comunque gravi, il diritto dovere di segnalare, anche come Rls, i potenziali rischi, criticare e manifestare il mio pensiero su episodi che solo per fortuite circostanze casuali non hanno prodotto conseguenze irreparabili.
Da più parti hai ricevuto solidarietà e azioni di mobilitazione, in molti hanno parlato di accanimento delle Fs nei tuoi confronti. Che ne pensi?
Non voglio neanche ipotizzare che un gruppo industriale possa attaccare individualmente una persona mediante l’odioso ricatto occupazionale. Penso piuttosto che alcuni dirigenti delle Fs soffrano di un retaggio autarchico di quando – Ferrovie dello Stato – si governavano da sé, senza dare conto a nessuno né delle scelte gestionali né di quelle relative alla sicurezza. Noi Rls per svolgere il nostro mandato inevitabilmente ci scontriamo con i vertici aziendali e non siamo adeguatamente tutelati.
Con il tuo secondo licenziamento c’è l’impressione che si voglia colpire un lavoratore per intimidire e chiudere la bocca a tutti. In realtà non sei stato il solo a denunciare alcuni problemi ed incidenti che negli ultimi mesi hanno interessato i treni.
Fortunatamente non sono solo. Molti altri Rls lavorano alacremente per migliorare le condizioni di sicurezza di ferrovieri e viaggiatori. Quindici Rls sull’episodio specifico degli spezzamenti hanno scritto al ministro Matteoli e a Moretti e dichiarato alla stampa le stesse mie preoccupazioni. Nei mesi scorsi, tutti insieme, abbiamo presentato numerosi esposti sulla sicurezza, anche degli Etr, in relazione ai guasti meccanici degli Etr 480, alle porte killer, ed all’inverosimile perdita del “tetto” di un treno in piena velocità sulla direttissima Roma Firenze.
Ti riferisci all’episodio del 5 aprile per il quale le Ferrovie parlavano di un oggetto metallico sui binari?
Esatto.
Le prossime mosse?
La fase legale è già cominciata con l’impugnativa del licenziamento davanti alla Direzione provinciale del lavoro di Roma. Trascorsi 60 giorni sarà possibile presentare il ricorso al giudice del lavoro. Spero che la revoca del mio licenziamento e di quelli dei compagni di lavoro delle officine di Genova ingiustamente licenziati per una mera irregolarità nella timbratura del cartellino, arrivi a seguito della mobilitazione delle lotte che i ferrovieri e le loro organizzazioni sindacali sapranno mettere in campo.
Ma in queste condizioni come si fa a fare l’Rls ?
In un quadro di arretramento del mondo del lavoro me lo chiedo anch’io, non siamo riusciti ad introdurre nel Testo unico una formula che garantisse i delegati dalle ritorsioni aziendali, e oggi siamo a interrogarci ancora se nei posti di lavoro i diritti costituzionalmente garantiti possano essere esercitati o se vi sia una sorta di extraterritorialità in cui le tutele del cittadino siano affievolite in quanto lavoratori dipendenti. Da parte mia continuerò a battermi – in qualsiasi ruolo – per migliorare le condizioni materiali, di salute e di sicurezza dei lavoratori
giovedì 12 giugno 2008
Gramsci visto da destra? Lasciate stare
E’ tutto sottosopra? La destra è arrembante a sinistra? Lucia Annunziata ha traveggole? Di tutto un po’.
di Maurizio Aversa
Questo articolo-riflessione-commento di Lucia Annunziata, secondo me va duramente contestato. Così come l’analisi circa l’utilizzo che la destra intenderebbe fare del pensiero di Gramsci. Ma non vorrei farlo con il solo commento a “rimando”. Preferisco che, sedutastante, ogni lettore prima della mia critica legga le parole tracciate dai tasti del computer di Lucia Annunziata.
Gramsci rispunta da destra
di Lucia Annunziata
Caduto in penombra a sinistra, Antonio Gramsci sta ritornando alla ribalta come uno dei riferimenti intellettuali del centrodestra al governo. Due giorni fa, nella sua audizione alla Camera lo ha citato il ministro dell’Istruzione, Gelmini. Qualche settimana fa, una citazione (delle molte) di Gramsci fatta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha scatenato una tempesta dentro il centrodestra. È un puro caso, una pura arte del travestimento il fatto che proprio i due ministeri che nel Berlusconi IV gestiscono arte e istruzione citino questo filosofo di sinistra per eccellenza, il fondatore di quella concezione «moderna» della presa del potere che ha fornito alla sinistra italiana il suo specifico tratto non-sovietico? Può essere. Ma può anche essere che questa adozione di Antonio Gramsci sia lo specchio credibile di una nuova attitudine al potere che il governo attuale intende sviluppare. La prima cosa da ricordare è che la natura non schematica del pensiero di Gramsci, uomo dai molti interessi, dagli approcci sfaccettati e non ideologici, l’ha spesso reso interessante anche a letture non di sinistra. Nel 2007 il settantennio della sua morte ha mostrato quanto complessa è la penetrazione del gramscismo. E qualcuno ha persino detto, in quell’occasione, che oggi è proprio la destra l’erede vera del gramscismo. Frase che in Italia sa di provocazione. Ma non negli Stati Uniti, se guardiamo ai neocon americani, ad esempio al Project for the New American Century, che da Gramsci prende la convinzione che l’agire politico è nella diffusione di idee nella società civile, e che solo dopo viene il successo nella politica istituzionale. O se guardiamo alla Francia di Nicolas Sarkozy, che in un’intervista a Le Figaro, ripresa in Italia da il Giornale, ha detto: «La mia lotta non è politica, ma ideologica. In fondo mi sono appropriato dell’analisi di Gramsci: il potere si conquista con le idee». È la destra che da anni cerca di reinventarsi e che in questo processo cerca d’includere anche le lezioni imparate dalla cultura «di sinistra». Di tutte queste lezioni, quella di Gramsci è certo la più moderna, perché la sostituzione di egemonia a presa del potere è l’anticipazione di una società in cui classi e media, alleanze e simboli fondano un consenso molto più forte di qualunque coercizione. Del resto gli americani sanno bene che il loro impero si è costruito sull’entusiasmo suscitato nel mondo dal loro modello culturale. Per questi rami è arrivato anche in Italia (e da abbastanza tempo) il gramscismo di destra. La settimana dopo la sconfitta del 2006 il Domenicale, edito dal senatore Dell’Utri e diretto dal giovane Angelo Crespi, titolava «Gramscismo Liberale» per invitare a una nuova riflessione. È in quel periodo post-elettorale in effetti che rinasce nel centrodestra l’attenzione sui meccanismi del potere. Gli intellettuali, i blog, i giornali elitari del centrodestra, dal Domenicale a Ideazione, a Socci, a Veneziani, al Foglio, cominciano a fare severe autocritiche sui limiti del lavoro del governo: abbiamo occupato con gli uomini ma non abbiamo avuto idee forti, non abbiamo saputo contrastare con una nostra cultura quella della sinistra. Paradossalmente, dopo cinque anni di grande potere, una parte del centrodestra spiega allora la sua sconfitta rievocando lo spauracchio della dominazione culturale del centro sinistra: nel mondo della canzone, del cinema, della Rai, dei giornalisti, delle case editrici. Ma le teste più avvertite capiscono che si possono fare «epurazioni» (traduzione del famoso «non faremo prigionieri») ma che il consenso è qualcosa di molto più difficile da ottenere. È nata lì la riflessione sul potere con cui Berlusconi si ripresenta ora sulla scena, con parole come: memoria condivisa, fine della guerra ideologica, dialogo. La sua proposta è quella di costruire una sorta di meticciato politico, che fonde le varie idee e le rimacina. Il campione del processo è Tremonti, uscito liberista e tornato al governo protezionista (come sempre la sinistra). Ma a meglio svelare i nuovi toni, non a caso, sono i due ministeri che gestiscono la cultura. Sandro Bondi, il più affezionato degli uomini del Cavaliere, tra i suoi primi passi da ministro si rifà all’egemonia gramsciana e va a lodare a Cannes la vittoria di due film «di sinistra», e a dire che il cinema italiano (quello considerato tipico frutto del centrosinistra fino ad ora) non sta affatto morendo; sceglie di colloquiare sull’Unità con uno dei padri nobili dell’opposizione, Alfredo Reichlin, e di scrivere su il Foglio una recensione omaggio al libro dell’altro padre nobile, Eugenio Scalfari. E di annunciare infine, domenica scorsa, il suo programma, sempre a il Domenicale, parlando di superare concezioni di parte a favore dell’identità nazionale. Così anche la Gelmini, che cita Gramsci e recupera altre idee della sinistra: più soldi agli insegnanti e il riconoscimento che la scuola non è un disastro.Non tutti sono d’accordo, a destra. Ideazione scriveva in maggio di un «complesso di inferiorità» del centro destra «che fatalmente spinge i rappresentanti della parte largamente maggioritaria del Paese a riconoscere la capacità di elaborazione e controllo intellettuale degli avversari, tanto porgendole apertamente omaggio quanto - più spesso - criticandola e insieme mostrandosi impazienti di sostituirsi ad essa». Ma queste divisioni sono una ulteriore prova che a destra è in corso un tentativo consapevole di trasformazione; che il dialogo non è solo un gioco di parole. Magari non funzionerà. Ma anche solo un modesto meticciato potrebbe essere efficace nello svuotare quel che è rimasto della tradizione di sinistra. In particolare in un momento in cui questa sinistra già di per sé sente di essersi persa.
Commento di Maurizio Aversa
Concentriamoci sul primo punto. L’ipotesi della utilizzazione del pensiero gramsciano da parte della destra. Mah!, le cose spicciole tipo: scopiazzare le parole d’ordine, o i concetti generalisti che hanno substrato nella generale cultura italiana (ricordiamoci il rapporto conflittuale positivo tra Gramsci e Gobetti), o citare in pubblico – magari affinché i media ne riportino con dovizia di megafonaggio l’accadimento – una tal frase invece che tal altra, fanno parte tutte di una necessità insita nella attualità politica. Intendo che questo fare somiglia in modo spaventoso ai giri di valzer del dibattito inter e intra democristiano degli anni d’oro del potere andreottianamente gestito, per dare significato alla capacità d’uso di un certo linguaggio (quindi anche di certe frasi e concetti) che non l’aderenza e la condivisione intima di quelle. Insomma – tradotto nel tempo attuale – è come se il neodoreteo Bondi e la neoandreottiana Gelmini dimostrassero agli altri (e in virtù di questo ne traggono potere “oggettivo” intra ed extra PDL) la capacità d’uso di questi “strumenti” della sinistra. Di converso. Sempre restando alla attualità politica, che forse la sinistra ne uscirebbe bene arrabbiandosi per questo e rivendicando la sacralità del pensiero gramsciano? Mi sembra una specie di trappolone già preparato in attesa di chi ci casca. Non nel senso di qualche ultras intellettuale minoritario nella cultura, nella società e nella espressione politica. Ma nel senso di qualche insofferente che pensa a un Gramsci nostro intoccabile. O, addirittura, di qualche ultrveltroniano che s’accorge che oltre all’incompatibilità col socialismo il PD è equilontano anche da Gramsci. E allora? La questione vera, ed perché la mia annunciata durezza contro l’Annunziata, è separare immediatamente la vicenda politica piccina (dei Bondi e delle Gelmini di turno) dell’oggi dal valore oggettivo del pensiero originale e pietra miliare di Antonio Garmsci. Per la seconda parte, credo dobbiamo sperare in una espressione pubblica del professor Giuseppe Vacca o del professor Guido Liguori. Mentre per la prima è sufficiente che un po’ di dirigenti politici, o un paio di uffici stampa della sinistra (extraparlamentare) diano del mistificatore e del superficiale e dello strumentale ai Bondi e alle Gelmini.
Il Project for the New American Century citato poi dalla Annunziata come pietra di paragone per dimostrare che anche oltre atlantico la destra guarda Gramsci e la sinistra no. A Lucia, ma che stai dicendo? Non è per caso che Chavez o Lula o i movimenti di sinistra nei paesi dell’America Latina siano estesi, originali, fondati sulla cultura comunista e internazionalista. Letteralmente: non è un caso. E dovresti saperlo dopo i tuoi trascorsi a Botteghe Oscure. Dovresti saperlo dopo l’ampia fortuna che studiosi nelle varie università di Città del Messico o di Cordoba ecc. hanno insegnato per anni il pensiero gramsciano, diffondendolo in tutto il centrosudamerica. Varrà la pena, se vorrà, che qualche stimato intellettuale – magari di quelli che organizzarono proprio il convegno internazionale sulla fortuna di Gramsci in America Latina durante la Festa de l’Unità di Ferrara (Walter, mi raccomando, confermiamo l’abolizione di questi momenti di politica e cultura: sono propedeutici alla svendita di beni ed idee: ma cosa resterà?) insieme al professor Sandri dell’Istituto Gramsci Emilia Romagna commentino questi aspetti. Allo stesso modo potrà farlo uno tra i più onesti intellettuali e dirigenti politici di questi anni che conosce da vicino tutte queste realtà essendo stato sottosegretario agli esteri, Donato Di Santo. Allora? Cara Annunziata, lascia perdere. Non c’è nessuna credibilità di questa destra. Nessuna contaminazione positiva che vada oltre l’occasionalità. Nessuna concessione da fornire a sottolineature sul merito del pensiero di Gramsci. Gramsci, da sostenitore del socialismo scientifico, la prima regola che aveva chiara era la seguente: questi fascisti hanno voluto limitare la divulgazione di un pensiero critico, autonomo, originale, dei comunisti italiani. Questi fascisti l’hanno voluto fare ingabbiando materialmente il capo degli intellettuali e del partito comunista che animava tutto ciò. Questi fascisti non consentiranno alcuna regola democratica utile al confronto e metteranno a tacere la mia voce e non permetteranno il mio viaggio. Infatti, Antonio Gramsci fu assassinato dal potere fascista lasciandolo deperire in carcere. Ora si affacciano a citare? Neppure in ginocchio sarebbero credibili quelli che starnazzano sulle bontà nascoste della destra sociale (!). Chiunque, di destra, di potere di questi anni, peggio se sedicente intellettuale, di An o di Forza Italia, del PDL o di Forza Nuova, della Destra storaciana o dei leghisti della padania, volesse far finta di misurarsi col pensiero di Gramsci in modo non occasionale, dovrebbe scegliere unicamente come iniziare in pubblico una sorta di outing fatto così: “Noi, colpevoli morali dell’ostracismo di idee utili per la società e per la popolazione italiana vi chiediamo scusa. Noi, discendenti politici e culturali dei colpevoli materiali dell’omicidio di Gramsci chiediamo perdono al Paese e malediciamo Mussolini, Almirante e quanti hanno sancito la bontà del regime fascista che tanto lutto portò all’Italia e tanto profitto ad una raffazzonata borghesia rampante. Noi, che oggi vorremmo misurarci con tutto ciò, onde evitare di essere scambiati per opportunisti, se abbiamo responsabilità politiche, economiche, sociali, culturali, invece di chiedere posti di prestigio e “via libera” per la Rai i Giornali etc (con una riverniciatina di tenue sinistrese), vi chiediamo di nuovo scusa e ci tiriamo da parte. Si cara Annunziata, questa idea (o simile) dovresti brandire contro le scempiaggini che cercano di propalarci dalla destra al potere che Gramsci, in ultima analisi è stato anche un maestro di umiltà umana e politica. Alla faccia del Cavalier Silvio Berlusconi e della sua tessera piduista.
Maurizio Aversa
di Maurizio Aversa
Questo articolo-riflessione-commento di Lucia Annunziata, secondo me va duramente contestato. Così come l’analisi circa l’utilizzo che la destra intenderebbe fare del pensiero di Gramsci. Ma non vorrei farlo con il solo commento a “rimando”. Preferisco che, sedutastante, ogni lettore prima della mia critica legga le parole tracciate dai tasti del computer di Lucia Annunziata.
Gramsci rispunta da destra
di Lucia Annunziata
Caduto in penombra a sinistra, Antonio Gramsci sta ritornando alla ribalta come uno dei riferimenti intellettuali del centrodestra al governo. Due giorni fa, nella sua audizione alla Camera lo ha citato il ministro dell’Istruzione, Gelmini. Qualche settimana fa, una citazione (delle molte) di Gramsci fatta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha scatenato una tempesta dentro il centrodestra. È un puro caso, una pura arte del travestimento il fatto che proprio i due ministeri che nel Berlusconi IV gestiscono arte e istruzione citino questo filosofo di sinistra per eccellenza, il fondatore di quella concezione «moderna» della presa del potere che ha fornito alla sinistra italiana il suo specifico tratto non-sovietico? Può essere. Ma può anche essere che questa adozione di Antonio Gramsci sia lo specchio credibile di una nuova attitudine al potere che il governo attuale intende sviluppare. La prima cosa da ricordare è che la natura non schematica del pensiero di Gramsci, uomo dai molti interessi, dagli approcci sfaccettati e non ideologici, l’ha spesso reso interessante anche a letture non di sinistra. Nel 2007 il settantennio della sua morte ha mostrato quanto complessa è la penetrazione del gramscismo. E qualcuno ha persino detto, in quell’occasione, che oggi è proprio la destra l’erede vera del gramscismo. Frase che in Italia sa di provocazione. Ma non negli Stati Uniti, se guardiamo ai neocon americani, ad esempio al Project for the New American Century, che da Gramsci prende la convinzione che l’agire politico è nella diffusione di idee nella società civile, e che solo dopo viene il successo nella politica istituzionale. O se guardiamo alla Francia di Nicolas Sarkozy, che in un’intervista a Le Figaro, ripresa in Italia da il Giornale, ha detto: «La mia lotta non è politica, ma ideologica. In fondo mi sono appropriato dell’analisi di Gramsci: il potere si conquista con le idee». È la destra che da anni cerca di reinventarsi e che in questo processo cerca d’includere anche le lezioni imparate dalla cultura «di sinistra». Di tutte queste lezioni, quella di Gramsci è certo la più moderna, perché la sostituzione di egemonia a presa del potere è l’anticipazione di una società in cui classi e media, alleanze e simboli fondano un consenso molto più forte di qualunque coercizione. Del resto gli americani sanno bene che il loro impero si è costruito sull’entusiasmo suscitato nel mondo dal loro modello culturale. Per questi rami è arrivato anche in Italia (e da abbastanza tempo) il gramscismo di destra. La settimana dopo la sconfitta del 2006 il Domenicale, edito dal senatore Dell’Utri e diretto dal giovane Angelo Crespi, titolava «Gramscismo Liberale» per invitare a una nuova riflessione. È in quel periodo post-elettorale in effetti che rinasce nel centrodestra l’attenzione sui meccanismi del potere. Gli intellettuali, i blog, i giornali elitari del centrodestra, dal Domenicale a Ideazione, a Socci, a Veneziani, al Foglio, cominciano a fare severe autocritiche sui limiti del lavoro del governo: abbiamo occupato con gli uomini ma non abbiamo avuto idee forti, non abbiamo saputo contrastare con una nostra cultura quella della sinistra. Paradossalmente, dopo cinque anni di grande potere, una parte del centrodestra spiega allora la sua sconfitta rievocando lo spauracchio della dominazione culturale del centro sinistra: nel mondo della canzone, del cinema, della Rai, dei giornalisti, delle case editrici. Ma le teste più avvertite capiscono che si possono fare «epurazioni» (traduzione del famoso «non faremo prigionieri») ma che il consenso è qualcosa di molto più difficile da ottenere. È nata lì la riflessione sul potere con cui Berlusconi si ripresenta ora sulla scena, con parole come: memoria condivisa, fine della guerra ideologica, dialogo. La sua proposta è quella di costruire una sorta di meticciato politico, che fonde le varie idee e le rimacina. Il campione del processo è Tremonti, uscito liberista e tornato al governo protezionista (come sempre la sinistra). Ma a meglio svelare i nuovi toni, non a caso, sono i due ministeri che gestiscono la cultura. Sandro Bondi, il più affezionato degli uomini del Cavaliere, tra i suoi primi passi da ministro si rifà all’egemonia gramsciana e va a lodare a Cannes la vittoria di due film «di sinistra», e a dire che il cinema italiano (quello considerato tipico frutto del centrosinistra fino ad ora) non sta affatto morendo; sceglie di colloquiare sull’Unità con uno dei padri nobili dell’opposizione, Alfredo Reichlin, e di scrivere su il Foglio una recensione omaggio al libro dell’altro padre nobile, Eugenio Scalfari. E di annunciare infine, domenica scorsa, il suo programma, sempre a il Domenicale, parlando di superare concezioni di parte a favore dell’identità nazionale. Così anche la Gelmini, che cita Gramsci e recupera altre idee della sinistra: più soldi agli insegnanti e il riconoscimento che la scuola non è un disastro.Non tutti sono d’accordo, a destra. Ideazione scriveva in maggio di un «complesso di inferiorità» del centro destra «che fatalmente spinge i rappresentanti della parte largamente maggioritaria del Paese a riconoscere la capacità di elaborazione e controllo intellettuale degli avversari, tanto porgendole apertamente omaggio quanto - più spesso - criticandola e insieme mostrandosi impazienti di sostituirsi ad essa». Ma queste divisioni sono una ulteriore prova che a destra è in corso un tentativo consapevole di trasformazione; che il dialogo non è solo un gioco di parole. Magari non funzionerà. Ma anche solo un modesto meticciato potrebbe essere efficace nello svuotare quel che è rimasto della tradizione di sinistra. In particolare in un momento in cui questa sinistra già di per sé sente di essersi persa.
Commento di Maurizio Aversa
Concentriamoci sul primo punto. L’ipotesi della utilizzazione del pensiero gramsciano da parte della destra. Mah!, le cose spicciole tipo: scopiazzare le parole d’ordine, o i concetti generalisti che hanno substrato nella generale cultura italiana (ricordiamoci il rapporto conflittuale positivo tra Gramsci e Gobetti), o citare in pubblico – magari affinché i media ne riportino con dovizia di megafonaggio l’accadimento – una tal frase invece che tal altra, fanno parte tutte di una necessità insita nella attualità politica. Intendo che questo fare somiglia in modo spaventoso ai giri di valzer del dibattito inter e intra democristiano degli anni d’oro del potere andreottianamente gestito, per dare significato alla capacità d’uso di un certo linguaggio (quindi anche di certe frasi e concetti) che non l’aderenza e la condivisione intima di quelle. Insomma – tradotto nel tempo attuale – è come se il neodoreteo Bondi e la neoandreottiana Gelmini dimostrassero agli altri (e in virtù di questo ne traggono potere “oggettivo” intra ed extra PDL) la capacità d’uso di questi “strumenti” della sinistra. Di converso. Sempre restando alla attualità politica, che forse la sinistra ne uscirebbe bene arrabbiandosi per questo e rivendicando la sacralità del pensiero gramsciano? Mi sembra una specie di trappolone già preparato in attesa di chi ci casca. Non nel senso di qualche ultras intellettuale minoritario nella cultura, nella società e nella espressione politica. Ma nel senso di qualche insofferente che pensa a un Gramsci nostro intoccabile. O, addirittura, di qualche ultrveltroniano che s’accorge che oltre all’incompatibilità col socialismo il PD è equilontano anche da Gramsci. E allora? La questione vera, ed perché la mia annunciata durezza contro l’Annunziata, è separare immediatamente la vicenda politica piccina (dei Bondi e delle Gelmini di turno) dell’oggi dal valore oggettivo del pensiero originale e pietra miliare di Antonio Garmsci. Per la seconda parte, credo dobbiamo sperare in una espressione pubblica del professor Giuseppe Vacca o del professor Guido Liguori. Mentre per la prima è sufficiente che un po’ di dirigenti politici, o un paio di uffici stampa della sinistra (extraparlamentare) diano del mistificatore e del superficiale e dello strumentale ai Bondi e alle Gelmini.
Il Project for the New American Century citato poi dalla Annunziata come pietra di paragone per dimostrare che anche oltre atlantico la destra guarda Gramsci e la sinistra no. A Lucia, ma che stai dicendo? Non è per caso che Chavez o Lula o i movimenti di sinistra nei paesi dell’America Latina siano estesi, originali, fondati sulla cultura comunista e internazionalista. Letteralmente: non è un caso. E dovresti saperlo dopo i tuoi trascorsi a Botteghe Oscure. Dovresti saperlo dopo l’ampia fortuna che studiosi nelle varie università di Città del Messico o di Cordoba ecc. hanno insegnato per anni il pensiero gramsciano, diffondendolo in tutto il centrosudamerica. Varrà la pena, se vorrà, che qualche stimato intellettuale – magari di quelli che organizzarono proprio il convegno internazionale sulla fortuna di Gramsci in America Latina durante la Festa de l’Unità di Ferrara (Walter, mi raccomando, confermiamo l’abolizione di questi momenti di politica e cultura: sono propedeutici alla svendita di beni ed idee: ma cosa resterà?) insieme al professor Sandri dell’Istituto Gramsci Emilia Romagna commentino questi aspetti. Allo stesso modo potrà farlo uno tra i più onesti intellettuali e dirigenti politici di questi anni che conosce da vicino tutte queste realtà essendo stato sottosegretario agli esteri, Donato Di Santo. Allora? Cara Annunziata, lascia perdere. Non c’è nessuna credibilità di questa destra. Nessuna contaminazione positiva che vada oltre l’occasionalità. Nessuna concessione da fornire a sottolineature sul merito del pensiero di Gramsci. Gramsci, da sostenitore del socialismo scientifico, la prima regola che aveva chiara era la seguente: questi fascisti hanno voluto limitare la divulgazione di un pensiero critico, autonomo, originale, dei comunisti italiani. Questi fascisti l’hanno voluto fare ingabbiando materialmente il capo degli intellettuali e del partito comunista che animava tutto ciò. Questi fascisti non consentiranno alcuna regola democratica utile al confronto e metteranno a tacere la mia voce e non permetteranno il mio viaggio. Infatti, Antonio Gramsci fu assassinato dal potere fascista lasciandolo deperire in carcere. Ora si affacciano a citare? Neppure in ginocchio sarebbero credibili quelli che starnazzano sulle bontà nascoste della destra sociale (!). Chiunque, di destra, di potere di questi anni, peggio se sedicente intellettuale, di An o di Forza Italia, del PDL o di Forza Nuova, della Destra storaciana o dei leghisti della padania, volesse far finta di misurarsi col pensiero di Gramsci in modo non occasionale, dovrebbe scegliere unicamente come iniziare in pubblico una sorta di outing fatto così: “Noi, colpevoli morali dell’ostracismo di idee utili per la società e per la popolazione italiana vi chiediamo scusa. Noi, discendenti politici e culturali dei colpevoli materiali dell’omicidio di Gramsci chiediamo perdono al Paese e malediciamo Mussolini, Almirante e quanti hanno sancito la bontà del regime fascista che tanto lutto portò all’Italia e tanto profitto ad una raffazzonata borghesia rampante. Noi, che oggi vorremmo misurarci con tutto ciò, onde evitare di essere scambiati per opportunisti, se abbiamo responsabilità politiche, economiche, sociali, culturali, invece di chiedere posti di prestigio e “via libera” per la Rai i Giornali etc (con una riverniciatina di tenue sinistrese), vi chiediamo di nuovo scusa e ci tiriamo da parte. Si cara Annunziata, questa idea (o simile) dovresti brandire contro le scempiaggini che cercano di propalarci dalla destra al potere che Gramsci, in ultima analisi è stato anche un maestro di umiltà umana e politica. Alla faccia del Cavalier Silvio Berlusconi e della sua tessera piduista.
Maurizio Aversa
mercoledì 11 giugno 2008
Mineo (Catania), morti sei operai
Sei operai sono morti oggi
Come ci informa l’agenzia DIRE, sei operai sono morti oggi intossicati dalle esalazioni venefiche mentre pulivano una vasca di depurazione. Lavoravano nella struttura consortile di Mineo, a 35 km da Catania. Quattro erano dipendenti comunali (uno era un precario dei lavori socialmente utili) e gli altri due di un azienda privata.Immediate le reazioni politiche e sindacali e il cordoglio ai familiari delle vittime dal premier Silvio Berlusconi e dal leader del Pd, Walter Veltroni. "Esprimo la piu' sentita partecipazione al dolore dei familiari e dei colleghi dei lavoratori deceduti nell'operazione di pulizia del depuratore di Mineo". Parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che spiega di aver incaricato il sottosegretario Pasquale Viespoli di recarsi sul posto "per assumere piena cognizione dei fatti e portare ai familiari delle vittime il cordoglio del governo". Domani, alle 16.30, nella sede del ministero, Sacconi vedrà sindacati e imprese per parlare di morti bianche. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, afferma duro: "Chi ha sbagliato deve pagare. Non si può continuare a morire sul lavoro come se nulla fosse. Stiamo diventando come un Paese del terzo mondo. E tutti dobbiamo ribellarci a questo andazzo". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha seguito in stretto contatto con il prefetto di Catania, Giovanni Finazzo, le prime azioni volte ad accertare le circostanze e le responsabilita' della tragedia di Mineo. Il presidente della Repubblica "nel chiedere al prefetto Finazzo di rappresentare i suoi sentimenti di partecipe solidarieta' alle famiglie delle vittime e la sua vicinanza alla cittadinanza di Mineo, ha rilevato- si legge in una nota del Quirinale- come questa ulteriore strage, quest'altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l'imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche". Anche i comunisti italiani sono intervenuti con Gianni Paglierini: A tre mesi dal dramma che colpì cinque lavoratori e i loro familiari a Molfetta, un’altra tragedia si è abbattuta su sei lavoratori intenti a pulire una vasca di depurazione in Sicilia. L’ecatombe quotidiana nei luoghi di lavoro è la vera emergenza nazionale: lo diciamo da anni, almeno da quando all’inizio della scorsa legislatura Governo e Parlamento fecero quadrato per discutere e varare il nuovo Testo Unico, arrivato poi a compimento prima dello scioglimento delle Camere. Ora tocca al nuovo Parlamento dargli immediata applicazione, in particolare nella sua parte repressiva e di incentivo all’azione degli ispettori, di fronte all’intollerabile assenza di controlli. Pochi mesi fa la Confindustria alzò un muro contro le sanzioni, trovando sponda nella maggioranza che governa oggi il Paese, anch’essa convinto della necessità di ammorbidire il nuovo impianto normativo. Perciò, mentre ci stringiamo alle famiglie dei lavoratori colpiti da questo inaccettabile lutto, chiediamo alla politica e alle istituzioni di fare fino in fondo la loro parte, senza compromessi e con piena convinzione.
Commento di Maurizio Aversa
Purtroppo, nelle ore prossime all’ennesimo omicidio di sistema, con la rabbia non può sopirsi l’intelligenza di chiedere una contaminazione sociale diffusa della consapevolezza della NON INEVITABILITA’ di simili tragedie. Quindi ragionare e urlare basta ai disvalori monetaristici, ai disvalori individualistici e quel che ne segue contro chi vuole delegittimare ed indebolire i lavoratori, le classi subalterne, le loro idee, i loro programmi. Una notazione: sembra che il parroco della cittadina di Mineo (a quanto riportato dal tg1) abbia testimoniato che secondo lui l’abbraccio tra i corpi erano quasi da interpretare come un gesto solidale estremo. Personalmente a me non piace questa sottolineatura. Perché avrei preferito che fossero stati solidali da vivi anche su cose banali della vita (la stessa squadra di calcio, la stessa attività di tempo libero e hobby, la stessa capacità di confrontarsi con le famiglie che vivono quotidianamente, la stessa condivisione di pesantezza e stimoli del lavoro quotidiano ecc.) ma vivi e non da “necessari eroi morti” che nessuno ha richiesto… a cominciare da loro stessi.
Come ci informa l’agenzia DIRE, sei operai sono morti oggi intossicati dalle esalazioni venefiche mentre pulivano una vasca di depurazione. Lavoravano nella struttura consortile di Mineo, a 35 km da Catania. Quattro erano dipendenti comunali (uno era un precario dei lavori socialmente utili) e gli altri due di un azienda privata.Immediate le reazioni politiche e sindacali e il cordoglio ai familiari delle vittime dal premier Silvio Berlusconi e dal leader del Pd, Walter Veltroni. "Esprimo la piu' sentita partecipazione al dolore dei familiari e dei colleghi dei lavoratori deceduti nell'operazione di pulizia del depuratore di Mineo". Parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che spiega di aver incaricato il sottosegretario Pasquale Viespoli di recarsi sul posto "per assumere piena cognizione dei fatti e portare ai familiari delle vittime il cordoglio del governo". Domani, alle 16.30, nella sede del ministero, Sacconi vedrà sindacati e imprese per parlare di morti bianche. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, afferma duro: "Chi ha sbagliato deve pagare. Non si può continuare a morire sul lavoro come se nulla fosse. Stiamo diventando come un Paese del terzo mondo. E tutti dobbiamo ribellarci a questo andazzo". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha seguito in stretto contatto con il prefetto di Catania, Giovanni Finazzo, le prime azioni volte ad accertare le circostanze e le responsabilita' della tragedia di Mineo. Il presidente della Repubblica "nel chiedere al prefetto Finazzo di rappresentare i suoi sentimenti di partecipe solidarieta' alle famiglie delle vittime e la sua vicinanza alla cittadinanza di Mineo, ha rilevato- si legge in una nota del Quirinale- come questa ulteriore strage, quest'altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l'imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche". Anche i comunisti italiani sono intervenuti con Gianni Paglierini: A tre mesi dal dramma che colpì cinque lavoratori e i loro familiari a Molfetta, un’altra tragedia si è abbattuta su sei lavoratori intenti a pulire una vasca di depurazione in Sicilia. L’ecatombe quotidiana nei luoghi di lavoro è la vera emergenza nazionale: lo diciamo da anni, almeno da quando all’inizio della scorsa legislatura Governo e Parlamento fecero quadrato per discutere e varare il nuovo Testo Unico, arrivato poi a compimento prima dello scioglimento delle Camere. Ora tocca al nuovo Parlamento dargli immediata applicazione, in particolare nella sua parte repressiva e di incentivo all’azione degli ispettori, di fronte all’intollerabile assenza di controlli. Pochi mesi fa la Confindustria alzò un muro contro le sanzioni, trovando sponda nella maggioranza che governa oggi il Paese, anch’essa convinto della necessità di ammorbidire il nuovo impianto normativo. Perciò, mentre ci stringiamo alle famiglie dei lavoratori colpiti da questo inaccettabile lutto, chiediamo alla politica e alle istituzioni di fare fino in fondo la loro parte, senza compromessi e con piena convinzione.
Commento di Maurizio Aversa
Purtroppo, nelle ore prossime all’ennesimo omicidio di sistema, con la rabbia non può sopirsi l’intelligenza di chiedere una contaminazione sociale diffusa della consapevolezza della NON INEVITABILITA’ di simili tragedie. Quindi ragionare e urlare basta ai disvalori monetaristici, ai disvalori individualistici e quel che ne segue contro chi vuole delegittimare ed indebolire i lavoratori, le classi subalterne, le loro idee, i loro programmi. Una notazione: sembra che il parroco della cittadina di Mineo (a quanto riportato dal tg1) abbia testimoniato che secondo lui l’abbraccio tra i corpi erano quasi da interpretare come un gesto solidale estremo. Personalmente a me non piace questa sottolineatura. Perché avrei preferito che fossero stati solidali da vivi anche su cose banali della vita (la stessa squadra di calcio, la stessa attività di tempo libero e hobby, la stessa capacità di confrontarsi con le famiglie che vivono quotidianamente, la stessa condivisione di pesantezza e stimoli del lavoro quotidiano ecc.) ma vivi e non da “necessari eroi morti” che nessuno ha richiesto… a cominciare da loro stessi.
martedì 10 giugno 2008
ucciso un rumeno per incassare l'assicurazione
I PADRONI FANNO SCHIFO
Rumeno ucciso per incassare la polizza assicurativa
VERONA - Hanno ucciso un loro dipendente romeno per incassare un milione di euro dall'assicurazione. Con l'accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, è finita in cella una coppia trentenne di Verona: era lei la beneficiaria dell'assicurazione. Titolari di un'impresa di autotrasporto, Tancredi Valerio Volpe e Cristina Nervo hanno ucciso Adrian Joan Kosmin, 28 anni, assunto in nero presso la loro ditta da un paio d'anni. In cambio della regolarizzazione del contratto, i suoi datori di lavoro lo avevo convinto a indicare come unica beneficiaria dell'assicurazione sulla vita la titolare dell'azienda. Il corpo del romeno era stato trovato carbonizzato sabato scorso nella sua auto, a Cavaion Veronese, vicino al casello autostradale di Affi. Doveva sembrare un suicidio, ma l'autopsia ha dimostrato che nei suoi polmoni non c'erano tracce di fumo. L'uomo era stato narcotizzato altrove, composto sul sedile della Rover per inscenare un suicidio, e cosparso di benzina. Per rendere ancor più verosimile la messinscena, nell'auto era stata abbandonata una bomboletta di gas di quelle usate normalmente per cucinare in campeggio. Dopo un lungo interrogatorio in caserma, sembra che la donna sia crollata e abbia ammesso la responsabilità dell'omicidio. L'uomo arrestato, 34 anni, è detenuto in carcere, mentre alla sua convivente, 31 anni, madre di un bambino di pochi mesi, sono stati concessi gli arresti domiciliari. (cronaca repubblica.it)
Commento di Maurizio Aversa.
Chi si ricorda Paese Sera?
E’ stato – chissà se potrà tornare ad esserlo – una scuola di giornalismo. Un giornale che si misurava quotidianamente con la cronaca che si faceva economia e politica. Che dal singolo generalizzava, per prove e deduzioni, fatti ed eventi che divenivano collettivi della società. Ho bevuto solo qualche sorso alla fonte Paese Sera, ma, assaporato il gusto e il retrogusto sai come apprezzare chi ti disseta. Ebbene oggi, 10 giugno 2008, di fronte a questa che pare una semplice notizia di criminalità, emerge prepotente la società, lo schifo di società che gli anticristi (ma forti amici dei cristiani e della chiesa) ci stanno facendo diventare perché al primo posto c’è sempre lui, il profitto. In compagnia dell’egoismo. Guidati dal dio denaro…..
Ed è oggi – così sgombriamo il campo dal moralismo emotivo – che si commenta l’ultima trovata della generazione di “sinistra” (di che? Usate le terminologie vostre e lasciate in pace le nostre parole ed i nostri significati!) la Guidi di confindustria che con donna Marcegaglia ci chiedono di soprassedere al ruolo dei lavoratori uniti. Non serve la burocrazia del sindacato. Non serve il contratto collettivo. Non serve neppure regolamentare. Che tanto – direbbe Guglielmo Giannini – il buono e il cattivo sono dappertutto. Quanto è vero. Infatti, chi legge, come me, avrà avuto esperienza di lavoratori ricattati sul posto di lavoro che hanno costretto il padrone a firmare a loro favore una polizza di assicurazione in attesa di farlo fuori fuori? Ancora non vi è capitato? Aspettate che prima o poi…Intanto togliamo di mezzo rappresentanze, togliamo di mezzo i lavoratori critici, togliamo di mezzo le idee di sinistra, togliamo di mezzo il partito comunista….
La riflessione spetta ad ogni singolo. La presa di coscienza pure. Ma la responsabilità politica della deriva a destra di società e valori spetta anche a chiesa, sindacati, partiti pseudomoderati che tradiscono i valori che sono stati e possono ancora essere linfa vitale per la società degli uomini e delle donne che questa Italia, questa Europa e questo pianeta già conoscono. A costoro dico: potessi vi tirerei una sassata in mezzo alla fronte per scuotervi e farvi porre domande vere a voi stessi…
Rumeno ucciso per incassare la polizza assicurativa
VERONA - Hanno ucciso un loro dipendente romeno per incassare un milione di euro dall'assicurazione. Con l'accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, è finita in cella una coppia trentenne di Verona: era lei la beneficiaria dell'assicurazione. Titolari di un'impresa di autotrasporto, Tancredi Valerio Volpe e Cristina Nervo hanno ucciso Adrian Joan Kosmin, 28 anni, assunto in nero presso la loro ditta da un paio d'anni. In cambio della regolarizzazione del contratto, i suoi datori di lavoro lo avevo convinto a indicare come unica beneficiaria dell'assicurazione sulla vita la titolare dell'azienda. Il corpo del romeno era stato trovato carbonizzato sabato scorso nella sua auto, a Cavaion Veronese, vicino al casello autostradale di Affi. Doveva sembrare un suicidio, ma l'autopsia ha dimostrato che nei suoi polmoni non c'erano tracce di fumo. L'uomo era stato narcotizzato altrove, composto sul sedile della Rover per inscenare un suicidio, e cosparso di benzina. Per rendere ancor più verosimile la messinscena, nell'auto era stata abbandonata una bomboletta di gas di quelle usate normalmente per cucinare in campeggio. Dopo un lungo interrogatorio in caserma, sembra che la donna sia crollata e abbia ammesso la responsabilità dell'omicidio. L'uomo arrestato, 34 anni, è detenuto in carcere, mentre alla sua convivente, 31 anni, madre di un bambino di pochi mesi, sono stati concessi gli arresti domiciliari. (cronaca repubblica.it)
Commento di Maurizio Aversa.
Chi si ricorda Paese Sera?
E’ stato – chissà se potrà tornare ad esserlo – una scuola di giornalismo. Un giornale che si misurava quotidianamente con la cronaca che si faceva economia e politica. Che dal singolo generalizzava, per prove e deduzioni, fatti ed eventi che divenivano collettivi della società. Ho bevuto solo qualche sorso alla fonte Paese Sera, ma, assaporato il gusto e il retrogusto sai come apprezzare chi ti disseta. Ebbene oggi, 10 giugno 2008, di fronte a questa che pare una semplice notizia di criminalità, emerge prepotente la società, lo schifo di società che gli anticristi (ma forti amici dei cristiani e della chiesa) ci stanno facendo diventare perché al primo posto c’è sempre lui, il profitto. In compagnia dell’egoismo. Guidati dal dio denaro…..
Ed è oggi – così sgombriamo il campo dal moralismo emotivo – che si commenta l’ultima trovata della generazione di “sinistra” (di che? Usate le terminologie vostre e lasciate in pace le nostre parole ed i nostri significati!) la Guidi di confindustria che con donna Marcegaglia ci chiedono di soprassedere al ruolo dei lavoratori uniti. Non serve la burocrazia del sindacato. Non serve il contratto collettivo. Non serve neppure regolamentare. Che tanto – direbbe Guglielmo Giannini – il buono e il cattivo sono dappertutto. Quanto è vero. Infatti, chi legge, come me, avrà avuto esperienza di lavoratori ricattati sul posto di lavoro che hanno costretto il padrone a firmare a loro favore una polizza di assicurazione in attesa di farlo fuori fuori? Ancora non vi è capitato? Aspettate che prima o poi…Intanto togliamo di mezzo rappresentanze, togliamo di mezzo i lavoratori critici, togliamo di mezzo le idee di sinistra, togliamo di mezzo il partito comunista….
La riflessione spetta ad ogni singolo. La presa di coscienza pure. Ma la responsabilità politica della deriva a destra di società e valori spetta anche a chiesa, sindacati, partiti pseudomoderati che tradiscono i valori che sono stati e possono ancora essere linfa vitale per la società degli uomini e delle donne che questa Italia, questa Europa e questo pianeta già conoscono. A costoro dico: potessi vi tirerei una sassata in mezzo alla fronte per scuotervi e farvi porre domande vere a voi stessi…
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