L’argomento, non è dei più semplici. Si tratta della costituente della sinistra che Claudio Fava, come anticipato da l’Unità, voleva che partisse ieri (20 settembre) per parlare alla sinistra senza rappresentanza. All’inziativa, secondo il resoconto di Simone Collini de l’Unità, erano in cinquanta tra dirigenti od ex di partito ed intellettuali di area. Sinteticamente viene riportato che su una cosa c’è stata l’unanimità: che occorre una sinistra unita. Sui tempi non c’è accordo. Sui modi non c’è accordo. Sui contenuti (se sinistra per governare, o sinistra non necessariamente per governare) non c’è accordo. Dunque, nella migliore delle visioni che si possano avere, siamo in presenza di un rinvio di approfondimenti. Come quello che l’area vendo liana farà costituendo Rifondazione per la sinistra il 27 prossimo.
Con queste premesse si mette male per chi ha additato l’esperienza arcobaleno come operazione di stati maggiori e poi, cerca di riproporre, senza simboli, la stessa cosa. Non a caso la voce critica di un intellettuale marxista lì presente, Mario Tronti, ha fatto riferimento al fatto che nessuno, non volendo ripetere errori già compiuti, ha indicato in che modo coinvolgere a livello di massa gli elettori in questa prova.
Quindi sta già saltando l’impostazione di SD che a tambur battente pensava di lanciare la costituente con tutti quelli che abbandonata la bandiera rossa con falce e martello, avrebbero abbracciato un programma di sinistra riformatore da imporre nel confronto con il PD.
Perché tanti dubbi dai probabili costituenti? Sicuramente perché nelle analisi delle realtà politiche si saranno fatti i conti che una cosa era condurre maggioranze di partito a questa scelta tutti insieme, altra cosa diversa ed opposta è l’opportunità di fare con leggerezza tale scelta con minoranze interne di partito. Ora, pur nel non detto esplicitamente, c’è un rinvio all’esito che emergerà dall’iniziativa di Vendola del 27 pv. Nel senso che conterà la partecipazione e la sua qualità di composizione; così come il tipo di confronto pubblico che lì si esprimerà.
Ma spazi oramai non si vedono all’orizzonte. Il punto certo, immediato, chiaro che può essere prospettato dalla sinistra è ricominciare dall’unità dei comunisti, ovunque essi si trovino in questo frangente. E va sottolineato che il grande lavoro sociale e politico che Paolo Ferrero sta facendo con il sostegno alla inchiesta sociale di Fiom tra centomila lavoratori, è l’indirizzo giusto per predisporre la barra della direzione che organizzazioni di sinistra devono svolgere nella società.
Maurizio Aversa
domenica 21 settembre 2008
Sinistra Democratica avvia la costituente
Il 20 settembre a Roma, una riunione di alcune parti della sinistra organizzata si è riunita per dar vita alla riunificazione della sinistra. Secondo un auspicio che inizialmente, dai sostenitori del progetto, avrebbe dovuto interessare la stragrande maggioranza della sinistra stessa. Purtroppo non è stato così. Ma, caparbiamente ed incoerentemente, il progetto iniziale si è trasformato con con una azione maieutica nei confronti di una platea potenziale che alla fine ha risposto in modo striminzito.
Quelli che seguono sono l’intervento che Gennaro Migliore di Rifondazione Comunista (tra i sostenitori di questa linea battuta al congresso da Ferrero) ha scritto per il sito di Sinistra Democratica; e l’intervista a Claudio Fava rilasciata a L’unità in occasione della giornata del 20 e riproposta sul medesimo sito. A seguire, in neretto, i due commenti pubblicati sullo stesso sito scritti da maurizio aversa.
La nascita della sinistra non è più rinviabile
Di Gennaro Migliore
Nel giro di pochi mesi dalla vittoria della destra i fronti del conflitto sociale in Italia si sono moltiplicati, in seguito a un attacco a tutto campo di portata inaudita. Dall’Alitalia all’offensiva contro la contrattazione nazionale alla controriforma della scuola, si sta aprendo una fase di altissima conflittualità sociale, segnata da un inevitabile ripresa della contestazione di massa.In una fase simile, le forze politiche della sinistra non possono limitarsi al compito, pur fondamentale, di sostenere con tutte le loro energie i soggetti delegati a gestire la conflittualità sociale, a partire dalla Cgil e dalla Fiom. Devono anche saper agire come attori politici pienamente consapevoli, capaci di farsi carico e di rispondere alle domande politiche che salgono dalla conflittualità sociale. L’offensiva alla quale abbiamo iniziato ad assistere e i conflitti diffusi che essa comporta rendono più che mai urgente, non più rinviabile, la nascita di una Sinistra in grado di rispondere a quelle domande e a quelle esigenze. Se non ci riusciremo, gli stessi esiti del conflitto sociale saranno pregiudicati.E’ un compito arduo. Richiede impegno e determinazione, ma anche maturità politica. Quella che è mancata, appena pochi mesi fa, ai tanti, troppi che hanno lavorato per derubricare la Sinistra Arcobaleno a una misera federazione tra soggetti attenti soprattutto alla propria identità e al proprio specifico interesse. Quella federazione non poteva andare oltre i confini angusti di un cartello elettorale. Riproporla oggi, dopo la severa lezione impartitaci dalla nostra stessa gente il 13 aprile, non è solo sbagliato. E’ irresponsabile.La direzione che in cui dobbiamo avviarci è opposta. Deve marciare esplicitamente, senza ambiguità, verso il processo costituente di una nuova soggettività politica. I tempi di questo processo non possono essere predeterminati, ovviamente. Di certo, saranno tanto più rapidi in ragione della costellazione di iniziative politiche diffuse che riusciremo a determinare, innescare e incentivare.Una cosa, tuttavia, deve essere chiarissima e non sarà mai abbastanza ripetuta. Il soggetto verso cui muoviamo non può essere rappresentato solo, e neppure principalmente, dalle forze politiche oggi in campo. Il suo profilo dovrà essere caratterizzato, al contrario, dalla capacità di attrarre e restituire speranza e possibilità di intervento diretto a tutti quei compagni, intellettuali ma anche semplici militanti, le cui energie e le cui intelligenze sono il sangue e i nervi della Sinistra. Senza di loro, il processo costituente resterà solo una formula vuota
Caro Gennaro Migliore, dici che non basta sostenere sindacato e soggetti che si impegnano nel conflitto sociale, ma che occorre essere soggetti politici che mettono insieme la lotta ed una proposta pensata con partiti (o costituente) ed intellettuali in quanto così si rappresenta l'alternativa nella società. Bene. Poi dici che per fare questo la strada è la costituente e non l'unione di ex arcobaleno. Ma il 20 otobre dello scorso anno c'era la costituente o i partiti ed il sindacato più radicato a sinistra ad aver portato a Roma un mlione di compagne e compagni? Forse, allora, se ci rifletti meglio concluderai che la costiuente è un altro partito di cui è legittima la nascita, ma che semplicemente si aggiunge alla lista delle sigle delle cose unitarie che si vorranno promuovere (a cominciare dai conflitti sociali); mentre perseguire l'unità dei comunisti è la base del tuo enunciato iniziale dove chiedi ad una forza di sinistra di agire consapevolmente per dare risposte politiche alla conflittualità sociale.Un saluto comunista, maurizio aversa
Al via la costituente, parleremo alla sinistra senza rappresentanza
Intervista a Claudio Fava
Tutti intorno a un tavolo, politici, sindacalisti, intellettuali, per fondare la Costituente di sinistra, primo passo per avviare un processo unitario a sinistra. Oggi alla Casa delle donne di Roma riparte il progetto a cui guarda Sinistra democratica, la minoranza di Rifondazione di Vendola e Giordano, i Verdi di Cento, la minoranza per Pdci di Katia Belillo. Ci saranno Alberto Asor Rosa, Moni Ovadia, Ascanio Celestino, Pietro Folena, Fabio Mussi, Aurelio Mancuso dell’Arcigay, il segretario della Fiom Rinaldini, Paolo Hutter, Aldo Tortorella, Mario Tronti, Flavio Lotti. Claudio Fava, coordinatore di Sd, di una cosa è convinto: «È il momento». L’interlocutore privilegiato è il Pd, non certo l’Udc.
Fava,il progetto è ambizioso, ma partite con pezzi di SD,RC,Verdi. Non è un po’ poco?
«È un progetto diverso da quello immaginato prima delle elezioni. Non vogliamo più costruire l’unità della sinistra perché la campagna elettorale e gli esiti dei congressi mostrano che ci sono due opzioni inconciliabili: l’opzione di chi lavora per l’unità dei comunisti con un ritorno fortemente identitario alle ragioni e ai simboli della tradizione del secolo scorso e l’opzione di chi vuole una nuova sinistra che vuol rinnovare se stessa, aggiornare il proprio sguardo nei confronti di un paese profondamente cambiato, che si pone l’obiettivo di una profonda riforma delle pratiche politiche. Dobbiamo porci il problema della trasformazione del paese e dunque anche di una cultura di governo nelle forme e nelle circostanze in cui tutto questo è possibile. C’è invece chi ritiene che la funzione della sinistra sia quella di presidiare uno spazio minoritario». Quale è l’obiettivo che vi ponete?
«Recuperare in parte i semi positivi dell’Ulivo e seppellire per sempre lo spirito malato dell’Unione è uno degli obiettivi che un processo di aggregazione politica a sinistra deve porsi». Quali sono gli interlocutori politici a cui guarda la Costituente?
«Intanto ci sono alcuni protagonisti naturali, coloro che hanno costruito in questi anni una esperienza di militanza civile e politica a sinistra, un tessuto connettivo di associazioni e di esperienze fuori dai partiti come i movimenti pacifisti, il movimento antimafia. Penso anche alle grandi battaglie di un’associazione come Libera, a tutti coloro cioè, che hanno mirato a trasformare la coscienza civile del Paese. Poi, ci sono Sd e una parte significativa di compagni di Rc e del Pdci che non hanno condiviso le conclusioni di quel processo, i Verdi e la cultura ambientalista che ormai è orizzontale e tutta la sinistra non connotata nella militanza politica». Agli appuntamenti elettorali come pensate di arrivare?
«Preferisco pensare alle elezioni come la conseguenza di un processo. Il centrosinistra in sé non è un valore, lo è in quanto frutto di un processo politico. Per noi l’interlocutore naturale della sinistra è il Pd, quello innaturale, impossibile, è l’Udc non per pregiudizio ma per merito politico. Sarebbe lo stesso errore che ha portato a tenere fino all’ultimo nel centrosinistra Mastella e Dini. Al tempo stesso noi troviamo che questo processo di coalizione debba essere davvero arricchito di politica rimettendo anche in discussione esperienze fallimentari come l’Abruzzo, la Calabria e la Campania. Dove non abbiamo saputo, come centrosinistra, riaffermare l’autonomia della politica
Esattamente come avevo avuto modo di contestare a più riprese, ora "alea iacta est". Si, il dado è tratto perchè in questa breve intervista la cosa che emerge prepotentemente è non più il ruolo di "collante e di lievito che il movimento sinistra democratica voleva svolgere tra le forze della sinistra"; ma semplicemente la nascita di un ennesimo partitino (o partitone) che sia risulta di pezzi di rifondazione (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna), pezzi di pdci (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna) e parti della rappresentanza della sinistra diffusa nella società. La volta precedente (mi spiace per problemi personali di non aver potuto immediatamente replicare ad una anonima firma che mi censurò) commentando l'ambiguo documento della direzione, avevo additato alla ipocrisia politica della scelta (non certo delle persone che stimo, altrimenti non mi intratterrei in scontri e confronti)ed oggi, a distanza di pochi giorni il disvelamento. Mi permetto di farvelo presente per piccola diretta esperienza personale che avviene qui ai castelli: guardate che la base dei dirigenti che si muove e vi rappresenta, non ha difficoltà e non ha imbarazzi a definirsi comunisti, ad imbracciare la bandiera rossa con la falce e martello ed a ritenere che il capitalismo è quanto va cambiato, superato ed abbattuto nelle impostazioni delle battaglie politiche attuali.Un fraterno saluto, maurizio aversa
Quelli che seguono sono l’intervento che Gennaro Migliore di Rifondazione Comunista (tra i sostenitori di questa linea battuta al congresso da Ferrero) ha scritto per il sito di Sinistra Democratica; e l’intervista a Claudio Fava rilasciata a L’unità in occasione della giornata del 20 e riproposta sul medesimo sito. A seguire, in neretto, i due commenti pubblicati sullo stesso sito scritti da maurizio aversa.
La nascita della sinistra non è più rinviabile
Di Gennaro Migliore
Nel giro di pochi mesi dalla vittoria della destra i fronti del conflitto sociale in Italia si sono moltiplicati, in seguito a un attacco a tutto campo di portata inaudita. Dall’Alitalia all’offensiva contro la contrattazione nazionale alla controriforma della scuola, si sta aprendo una fase di altissima conflittualità sociale, segnata da un inevitabile ripresa della contestazione di massa.In una fase simile, le forze politiche della sinistra non possono limitarsi al compito, pur fondamentale, di sostenere con tutte le loro energie i soggetti delegati a gestire la conflittualità sociale, a partire dalla Cgil e dalla Fiom. Devono anche saper agire come attori politici pienamente consapevoli, capaci di farsi carico e di rispondere alle domande politiche che salgono dalla conflittualità sociale. L’offensiva alla quale abbiamo iniziato ad assistere e i conflitti diffusi che essa comporta rendono più che mai urgente, non più rinviabile, la nascita di una Sinistra in grado di rispondere a quelle domande e a quelle esigenze. Se non ci riusciremo, gli stessi esiti del conflitto sociale saranno pregiudicati.E’ un compito arduo. Richiede impegno e determinazione, ma anche maturità politica. Quella che è mancata, appena pochi mesi fa, ai tanti, troppi che hanno lavorato per derubricare la Sinistra Arcobaleno a una misera federazione tra soggetti attenti soprattutto alla propria identità e al proprio specifico interesse. Quella federazione non poteva andare oltre i confini angusti di un cartello elettorale. Riproporla oggi, dopo la severa lezione impartitaci dalla nostra stessa gente il 13 aprile, non è solo sbagliato. E’ irresponsabile.La direzione che in cui dobbiamo avviarci è opposta. Deve marciare esplicitamente, senza ambiguità, verso il processo costituente di una nuova soggettività politica. I tempi di questo processo non possono essere predeterminati, ovviamente. Di certo, saranno tanto più rapidi in ragione della costellazione di iniziative politiche diffuse che riusciremo a determinare, innescare e incentivare.Una cosa, tuttavia, deve essere chiarissima e non sarà mai abbastanza ripetuta. Il soggetto verso cui muoviamo non può essere rappresentato solo, e neppure principalmente, dalle forze politiche oggi in campo. Il suo profilo dovrà essere caratterizzato, al contrario, dalla capacità di attrarre e restituire speranza e possibilità di intervento diretto a tutti quei compagni, intellettuali ma anche semplici militanti, le cui energie e le cui intelligenze sono il sangue e i nervi della Sinistra. Senza di loro, il processo costituente resterà solo una formula vuota
Caro Gennaro Migliore, dici che non basta sostenere sindacato e soggetti che si impegnano nel conflitto sociale, ma che occorre essere soggetti politici che mettono insieme la lotta ed una proposta pensata con partiti (o costituente) ed intellettuali in quanto così si rappresenta l'alternativa nella società. Bene. Poi dici che per fare questo la strada è la costituente e non l'unione di ex arcobaleno. Ma il 20 otobre dello scorso anno c'era la costituente o i partiti ed il sindacato più radicato a sinistra ad aver portato a Roma un mlione di compagne e compagni? Forse, allora, se ci rifletti meglio concluderai che la costiuente è un altro partito di cui è legittima la nascita, ma che semplicemente si aggiunge alla lista delle sigle delle cose unitarie che si vorranno promuovere (a cominciare dai conflitti sociali); mentre perseguire l'unità dei comunisti è la base del tuo enunciato iniziale dove chiedi ad una forza di sinistra di agire consapevolmente per dare risposte politiche alla conflittualità sociale.Un saluto comunista, maurizio aversa
Al via la costituente, parleremo alla sinistra senza rappresentanza
Intervista a Claudio Fava
Tutti intorno a un tavolo, politici, sindacalisti, intellettuali, per fondare la Costituente di sinistra, primo passo per avviare un processo unitario a sinistra. Oggi alla Casa delle donne di Roma riparte il progetto a cui guarda Sinistra democratica, la minoranza di Rifondazione di Vendola e Giordano, i Verdi di Cento, la minoranza per Pdci di Katia Belillo. Ci saranno Alberto Asor Rosa, Moni Ovadia, Ascanio Celestino, Pietro Folena, Fabio Mussi, Aurelio Mancuso dell’Arcigay, il segretario della Fiom Rinaldini, Paolo Hutter, Aldo Tortorella, Mario Tronti, Flavio Lotti. Claudio Fava, coordinatore di Sd, di una cosa è convinto: «È il momento». L’interlocutore privilegiato è il Pd, non certo l’Udc.
Fava,il progetto è ambizioso, ma partite con pezzi di SD,RC,Verdi. Non è un po’ poco?
«È un progetto diverso da quello immaginato prima delle elezioni. Non vogliamo più costruire l’unità della sinistra perché la campagna elettorale e gli esiti dei congressi mostrano che ci sono due opzioni inconciliabili: l’opzione di chi lavora per l’unità dei comunisti con un ritorno fortemente identitario alle ragioni e ai simboli della tradizione del secolo scorso e l’opzione di chi vuole una nuova sinistra che vuol rinnovare se stessa, aggiornare il proprio sguardo nei confronti di un paese profondamente cambiato, che si pone l’obiettivo di una profonda riforma delle pratiche politiche. Dobbiamo porci il problema della trasformazione del paese e dunque anche di una cultura di governo nelle forme e nelle circostanze in cui tutto questo è possibile. C’è invece chi ritiene che la funzione della sinistra sia quella di presidiare uno spazio minoritario». Quale è l’obiettivo che vi ponete?
«Recuperare in parte i semi positivi dell’Ulivo e seppellire per sempre lo spirito malato dell’Unione è uno degli obiettivi che un processo di aggregazione politica a sinistra deve porsi». Quali sono gli interlocutori politici a cui guarda la Costituente?
«Intanto ci sono alcuni protagonisti naturali, coloro che hanno costruito in questi anni una esperienza di militanza civile e politica a sinistra, un tessuto connettivo di associazioni e di esperienze fuori dai partiti come i movimenti pacifisti, il movimento antimafia. Penso anche alle grandi battaglie di un’associazione come Libera, a tutti coloro cioè, che hanno mirato a trasformare la coscienza civile del Paese. Poi, ci sono Sd e una parte significativa di compagni di Rc e del Pdci che non hanno condiviso le conclusioni di quel processo, i Verdi e la cultura ambientalista che ormai è orizzontale e tutta la sinistra non connotata nella militanza politica». Agli appuntamenti elettorali come pensate di arrivare?
«Preferisco pensare alle elezioni come la conseguenza di un processo. Il centrosinistra in sé non è un valore, lo è in quanto frutto di un processo politico. Per noi l’interlocutore naturale della sinistra è il Pd, quello innaturale, impossibile, è l’Udc non per pregiudizio ma per merito politico. Sarebbe lo stesso errore che ha portato a tenere fino all’ultimo nel centrosinistra Mastella e Dini. Al tempo stesso noi troviamo che questo processo di coalizione debba essere davvero arricchito di politica rimettendo anche in discussione esperienze fallimentari come l’Abruzzo, la Calabria e la Campania. Dove non abbiamo saputo, come centrosinistra, riaffermare l’autonomia della politica
Esattamente come avevo avuto modo di contestare a più riprese, ora "alea iacta est". Si, il dado è tratto perchè in questa breve intervista la cosa che emerge prepotentemente è non più il ruolo di "collante e di lievito che il movimento sinistra democratica voleva svolgere tra le forze della sinistra"; ma semplicemente la nascita di un ennesimo partitino (o partitone) che sia risulta di pezzi di rifondazione (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna), pezzi di pdci (sconfitta al congresso in una propria battaglia interna) e parti della rappresentanza della sinistra diffusa nella società. La volta precedente (mi spiace per problemi personali di non aver potuto immediatamente replicare ad una anonima firma che mi censurò) commentando l'ambiguo documento della direzione, avevo additato alla ipocrisia politica della scelta (non certo delle persone che stimo, altrimenti non mi intratterrei in scontri e confronti)ed oggi, a distanza di pochi giorni il disvelamento. Mi permetto di farvelo presente per piccola diretta esperienza personale che avviene qui ai castelli: guardate che la base dei dirigenti che si muove e vi rappresenta, non ha difficoltà e non ha imbarazzi a definirsi comunisti, ad imbracciare la bandiera rossa con la falce e martello ed a ritenere che il capitalismo è quanto va cambiato, superato ed abbattuto nelle impostazioni delle battaglie politiche attuali.Un fraterno saluto, maurizio aversa
mercoledì 17 settembre 2008
Parla Dante De Angelis, il ferroviere licenziato perchè attento alla sicurezza sul lavoro
Riproponiamo una intervista a Dante De Angelis che la collega Alessandra Valentini ha raccolto per La Rinascita pochi giorni fa.
"Ho fatto la cosa giusta ed esercitato il ruolo di Rls"
Intervista a Dante De Angelis
di Alessandra Valentini
Nel cuore di agosto ha occupato per giorni le prime pagine di tutta la stampa nazionale, tv e web compresi, unanime la levata di scudi in sua difesa, i lavoratori hanno dato vita a blog e appelli per il suo reintegro, i pendolari hanno espresso solidarietà, le Ferrovie dopo aver mostrato i muscoli sono costrette a dare spiegazioni a più riprese. Il licenziamento del macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Dante De Angelis, redattore della rivista Ancora In Marcia!, lavoratore cosciente e “militante”, non è passato inosservato
. De Angelis, già licenziato nel 2006 (ma riassunto) sempre per la sua attività di Rls, viene colpito ancora una volta perché ha evidenziato problemi di sicurezza sui treni. Se le Ferrovie nel 2006, dopo un licenziamento politico che hanno dovuto rimangiarsi (comminando un giorno di sospensione!), pensavano di aver intimidito e ridotto al silenzio Dante, ed averlo indotto a fare gli interessi del “padrone” anziché quelli del servizio pubblico, hanno sbagliato di grosso i calcoli. Anche questa volta la risposta del mondo del lavoro e politico non si è fatta attendere: dall’Assemblea nazionale dei ferrovieri al Sap, Sdl, Fiom, Cgil, da Giro (Fi) a Diliberto, che ha parlato di «licenziamento antisindacale da ritirare subito».
Dante, sei stato licenziato dalle Ferrovie perché ti accusano di aver dichiarato il falso in merito agli spezzamenti avvenuti sugli Etr 500 nel mese di luglio, che le Fs avevano sapientemente celato, e per aver procurato danni all’immagine dell’azienda. La mera cronaca dei fatti dimostra che non hai detto nulla di falso, lo stesso Moretti il 24 luglio ha parlato di “difetto di progettazione”. Ma come commenti le motivazioni delle Fs per il tuo licenziamento?
Le trovo del tutto irragionevoli; le mie dichiarazioni riguardo lo spezzamento seguivano e riguardavano i numerosi incidenti – potenzialmente gravissimi e rimasti fortunatamente senza conseguenze – avvenuti negli ultimi mesi proprio agli Etr, le cui cause sarebbero da ricercare nella progettazione, nella manutenzione, nel controllo o nell’usura. Al di fuori di queste ipotesi non restano che i fantasmi o gli spiriti maligni.
Sei macchinista e Rls, protagonista di momenti di denuncia di situazioni di pericolo relative ai numerosi incidenti ferroviari, da Crevalcore a Roccasecca, fino alla vicenda del famoso Vacma e delle porte killer. Rifaresti quello che hai fatto?
Sono convinto di aver fatto la cosa giusta e di aver esercitato davanti a fatti comunque gravi, il diritto dovere di segnalare, anche come Rls, i potenziali rischi, criticare e manifestare il mio pensiero su episodi che solo per fortuite circostanze casuali non hanno prodotto conseguenze irreparabili.
Da più parti hai ricevuto solidarietà e azioni di mobilitazione, in molti hanno parlato di accanimento delle Fs nei tuoi confronti. Che ne pensi?
Non voglio neanche ipotizzare che un gruppo industriale possa attaccare individualmente una persona mediante l’odioso ricatto occupazionale. Penso piuttosto che alcuni dirigenti delle Fs soffrano di un retaggio autarchico di quando – Ferrovie dello Stato – si governavano da sé, senza dare conto a nessuno né delle scelte gestionali né di quelle relative alla sicurezza. Noi Rls per svolgere il nostro mandato inevitabilmente ci scontriamo con i vertici aziendali e non siamo adeguatamente tutelati.
Con il tuo secondo licenziamento c’è l’impressione che si voglia colpire un lavoratore per intimidire e chiudere la bocca a tutti. In realtà non sei stato il solo a denunciare alcuni problemi ed incidenti che negli ultimi mesi hanno interessato i treni.
Fortunatamente non sono solo. Molti altri Rls lavorano alacremente per migliorare le condizioni di sicurezza di ferrovieri e viaggiatori. Quindici Rls sull’episodio specifico degli spezzamenti hanno scritto al ministro Matteoli e a Moretti e dichiarato alla stampa le stesse mie preoccupazioni. Nei mesi scorsi, tutti insieme, abbiamo presentato numerosi esposti sulla sicurezza, anche degli Etr, in relazione ai guasti meccanici degli Etr 480, alle porte killer, ed all’inverosimile perdita del “tetto” di un treno in piena velocità sulla direttissima Roma Firenze.
Ti riferisci all’episodio del 5 aprile per il quale le Ferrovie parlavano di un oggetto metallico sui binari?
Esatto.
Le prossime mosse?
La fase legale è già cominciata con l’impugnativa del licenziamento davanti alla Direzione provinciale del lavoro di Roma. Trascorsi 60 giorni sarà possibile presentare il ricorso al giudice del lavoro. Spero che la revoca del mio licenziamento e di quelli dei compagni di lavoro delle officine di Genova ingiustamente licenziati per una mera irregolarità nella timbratura del cartellino, arrivi a seguito della mobilitazione delle lotte che i ferrovieri e le loro organizzazioni sindacali sapranno mettere in campo.
Ma in queste condizioni come si fa a fare l’Rls ?
In un quadro di arretramento del mondo del lavoro me lo chiedo anch’io, non siamo riusciti ad introdurre nel Testo unico una formula che garantisse i delegati dalle ritorsioni aziendali, e oggi siamo a interrogarci ancora se nei posti di lavoro i diritti costituzionalmente garantiti possano essere esercitati o se vi sia una sorta di extraterritorialità in cui le tutele del cittadino siano affievolite in quanto lavoratori dipendenti. Da parte mia continuerò a battermi – in qualsiasi ruolo – per migliorare le condizioni materiali, di salute e di sicurezza dei lavoratori
"Ho fatto la cosa giusta ed esercitato il ruolo di Rls"
Intervista a Dante De Angelis
di Alessandra Valentini
Nel cuore di agosto ha occupato per giorni le prime pagine di tutta la stampa nazionale, tv e web compresi, unanime la levata di scudi in sua difesa, i lavoratori hanno dato vita a blog e appelli per il suo reintegro, i pendolari hanno espresso solidarietà, le Ferrovie dopo aver mostrato i muscoli sono costrette a dare spiegazioni a più riprese. Il licenziamento del macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Dante De Angelis, redattore della rivista Ancora In Marcia!, lavoratore cosciente e “militante”, non è passato inosservato
. De Angelis, già licenziato nel 2006 (ma riassunto) sempre per la sua attività di Rls, viene colpito ancora una volta perché ha evidenziato problemi di sicurezza sui treni. Se le Ferrovie nel 2006, dopo un licenziamento politico che hanno dovuto rimangiarsi (comminando un giorno di sospensione!), pensavano di aver intimidito e ridotto al silenzio Dante, ed averlo indotto a fare gli interessi del “padrone” anziché quelli del servizio pubblico, hanno sbagliato di grosso i calcoli. Anche questa volta la risposta del mondo del lavoro e politico non si è fatta attendere: dall’Assemblea nazionale dei ferrovieri al Sap, Sdl, Fiom, Cgil, da Giro (Fi) a Diliberto, che ha parlato di «licenziamento antisindacale da ritirare subito».
Dante, sei stato licenziato dalle Ferrovie perché ti accusano di aver dichiarato il falso in merito agli spezzamenti avvenuti sugli Etr 500 nel mese di luglio, che le Fs avevano sapientemente celato, e per aver procurato danni all’immagine dell’azienda. La mera cronaca dei fatti dimostra che non hai detto nulla di falso, lo stesso Moretti il 24 luglio ha parlato di “difetto di progettazione”. Ma come commenti le motivazioni delle Fs per il tuo licenziamento?
Le trovo del tutto irragionevoli; le mie dichiarazioni riguardo lo spezzamento seguivano e riguardavano i numerosi incidenti – potenzialmente gravissimi e rimasti fortunatamente senza conseguenze – avvenuti negli ultimi mesi proprio agli Etr, le cui cause sarebbero da ricercare nella progettazione, nella manutenzione, nel controllo o nell’usura. Al di fuori di queste ipotesi non restano che i fantasmi o gli spiriti maligni.
Sei macchinista e Rls, protagonista di momenti di denuncia di situazioni di pericolo relative ai numerosi incidenti ferroviari, da Crevalcore a Roccasecca, fino alla vicenda del famoso Vacma e delle porte killer. Rifaresti quello che hai fatto?
Sono convinto di aver fatto la cosa giusta e di aver esercitato davanti a fatti comunque gravi, il diritto dovere di segnalare, anche come Rls, i potenziali rischi, criticare e manifestare il mio pensiero su episodi che solo per fortuite circostanze casuali non hanno prodotto conseguenze irreparabili.
Da più parti hai ricevuto solidarietà e azioni di mobilitazione, in molti hanno parlato di accanimento delle Fs nei tuoi confronti. Che ne pensi?
Non voglio neanche ipotizzare che un gruppo industriale possa attaccare individualmente una persona mediante l’odioso ricatto occupazionale. Penso piuttosto che alcuni dirigenti delle Fs soffrano di un retaggio autarchico di quando – Ferrovie dello Stato – si governavano da sé, senza dare conto a nessuno né delle scelte gestionali né di quelle relative alla sicurezza. Noi Rls per svolgere il nostro mandato inevitabilmente ci scontriamo con i vertici aziendali e non siamo adeguatamente tutelati.
Con il tuo secondo licenziamento c’è l’impressione che si voglia colpire un lavoratore per intimidire e chiudere la bocca a tutti. In realtà non sei stato il solo a denunciare alcuni problemi ed incidenti che negli ultimi mesi hanno interessato i treni.
Fortunatamente non sono solo. Molti altri Rls lavorano alacremente per migliorare le condizioni di sicurezza di ferrovieri e viaggiatori. Quindici Rls sull’episodio specifico degli spezzamenti hanno scritto al ministro Matteoli e a Moretti e dichiarato alla stampa le stesse mie preoccupazioni. Nei mesi scorsi, tutti insieme, abbiamo presentato numerosi esposti sulla sicurezza, anche degli Etr, in relazione ai guasti meccanici degli Etr 480, alle porte killer, ed all’inverosimile perdita del “tetto” di un treno in piena velocità sulla direttissima Roma Firenze.
Ti riferisci all’episodio del 5 aprile per il quale le Ferrovie parlavano di un oggetto metallico sui binari?
Esatto.
Le prossime mosse?
La fase legale è già cominciata con l’impugnativa del licenziamento davanti alla Direzione provinciale del lavoro di Roma. Trascorsi 60 giorni sarà possibile presentare il ricorso al giudice del lavoro. Spero che la revoca del mio licenziamento e di quelli dei compagni di lavoro delle officine di Genova ingiustamente licenziati per una mera irregolarità nella timbratura del cartellino, arrivi a seguito della mobilitazione delle lotte che i ferrovieri e le loro organizzazioni sindacali sapranno mettere in campo.
Ma in queste condizioni come si fa a fare l’Rls ?
In un quadro di arretramento del mondo del lavoro me lo chiedo anch’io, non siamo riusciti ad introdurre nel Testo unico una formula che garantisse i delegati dalle ritorsioni aziendali, e oggi siamo a interrogarci ancora se nei posti di lavoro i diritti costituzionalmente garantiti possano essere esercitati o se vi sia una sorta di extraterritorialità in cui le tutele del cittadino siano affievolite in quanto lavoratori dipendenti. Da parte mia continuerò a battermi – in qualsiasi ruolo – per migliorare le condizioni materiali, di salute e di sicurezza dei lavoratori
lunedì 15 settembre 2008
"L'isola che non c'è" - Ecco i numeri della riffa della festa della Sinistra al Lago di Castel Gandolfo
Ecco i numeri vincenti della riffa della Festa della Sinistra, organizzata dai partiti di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica di Marino e Castel Gandolfo. Estrazione effettuata domenica 14 Settembre alle ore 23:30.
10° premio - Abbonamento semestrale a Liberazione - biglietto n° 00715
9° premio - Buono acquisto da 50 Euro - biglietto n° 00551
8° premio - Cesto confezione vini - biglietto n° 00659
7° premio - Cena in pizzeria per 4 persone - biglietto n° 00406
6° premio - Occhiali da sole - biglietto n° 01017
5° premio - Cena in ristorante per 4 persone - biglietto n° 00902
4° premio - un Prosciutto - biglietto n° 00147
3° premio - Macchina fotografica - biglietto n° 01006
2° premio - Telefono cellulare TRE - biglietto n° 00193
1° premio - Weekend in barca a vela per 6 persone - biglietto n° 01237
10° premio - Abbonamento semestrale a Liberazione - biglietto n° 00715
9° premio - Buono acquisto da 50 Euro - biglietto n° 00551
8° premio - Cesto confezione vini - biglietto n° 00659
7° premio - Cena in pizzeria per 4 persone - biglietto n° 00406
6° premio - Occhiali da sole - biglietto n° 01017
5° premio - Cena in ristorante per 4 persone - biglietto n° 00902
4° premio - un Prosciutto - biglietto n° 00147
3° premio - Macchina fotografica - biglietto n° 01006
2° premio - Telefono cellulare TRE - biglietto n° 00193
1° premio - Weekend in barca a vela per 6 persone - biglietto n° 01237
lunedì 8 settembre 2008
Analisi del documento della Direzione Nazionale di SD
Posso chiedere a SD di non essere ipocrita?
1. Riproposizione del motivetto siamo movimento non siamo partito:
dichiarate una strategia “Sinistra”, in varie occasioni (incluso l’ultimo capoverso di questo documento) vi rivolgete a pezzi di partiti della sinistra, avete organismi nazionali, regionali, federali e locali, indicate un percorso per le europee e sostenete di non essere un partito. Guardate che quello che non è un partito è quello del predellino…..
Ricordo perfettamente la vostra nascita (mi fermo qui di Mussi, e l’intuizione di proporsi come “lievito”). Mi sembra che il lievito possa essere messo a disposizione di tutto un ammasso di impasto….e non prendere pezzetti di impasto per utilizzare il lievito altrove….forse è legittimo farlo, sicuramente non è una messa a disposizione ma una etero direzione e certamente è una insincerità (detta volgarmente bugia) presentarla come non organizzata e non finalizzata a rafforzare un partito.
Posso pretendere chiarezza di analisi, coerenza e trasparenza nelle posizioni politiche che si danno per scontate e per questo (in un documento ufficiale, suvvia!) vengono taciute?
2. L’analisi sul governo di destra e dei padroni guarda che fa, e accollare alle forze (indistinte) della sinistra l’assenza dell’opposizione senza dire una parola sul PD può avere due ragioni:
- SD sottovaluta o dimentica il ruolo del PD, oggi, in Italia, nello schieramento democratico e nel disegno omnicomprensivo che vuol svolgere nella sinistra pur dichiarandosi moderato;
- Oppure, più semplicemente, in modo taciturno ( e che quindi non possono accettare i militanti, i simpatizzanti, gli elettori di sinistra) SD già disegna un proprio ruolo di assiemare pezzi di sinistra e certificato che può presentarsi come altro dal PD, dialoga in esclusiva perché il disegno veltroniano non sia giocato solo da quella postazione ma anche da e con questo nuovo avanposto;
Guardate che a pensarlo è davvero poca cosa e non fa i conti con: la drammaticità della realtà degli ultimi nella società che non ce la fanno più; la tragedia che si potrebbe inverare in Italia se continuasse l’attacco alle basi democratiche e alla convivenza civile del paese; la svendita e lo smantellamento della struttura produttiva di qualità (la cosidetta fuga dei cervelli, oggi la pagano gli emigranti intellettuali, domani la pagherà un paese – cioè persone in carne ed ossa – asservito a decisioni e ruoli padronali che vengono da altrove e che troveranno negli attuali servi di uno pseudo capitalismo italiano quelli che saranno pronti (per qualche prebenda) ad essere svenditori del paese e governanti fantoccio.
Posso pretendere allora di conoscere il massimo di criticità possibile che una direzione di partito o movimento, ma comunque un selezionato e pregevole gruppo dirigente di sinistra, può manifestare, dichiarare, indicare nei confronti del PD? Di ciò che sta compiendo e di quanto ha già dannosamente svolto?
E non accontentarsi di giocare in difesa al grido di mai uniti ai comunisti? Ma, comunisti quali? Quelli che eravate? Quelli che volete dividere? O quelli che non volete a prescindere?
Se è questo il punto, chiaro, semplice, perfino banale, avete l’obbligo morale, etico, di rispetto delle storie personali, delle scelte future di ognuno e quindi politico di dirlo: voi siete quelli del grido “mai più con i comunisti”.
Al contrario, avreste proposto di svolgere il vostro ruolo di lievito con chi già c’è e non con chi vorreste che ci fosse. Il momento cruente poi, è dimostrato dall’esito dei congressi che vi costringe a dire se volete o no unirvi coi comunisti.
Noi, qualcosa a livello locale stiamo facendo, purtroppo insieme a tanta generosità dei compagni e delle compagne, c’è un sottofondo di ambiguità dovuto a queste mezze misure – che il documento conferma in pieno nella totale ipocrisia – che la direzione a Viterbo non ha sciolto. Ovvero, ha confermato in chiave venti settembre: ma i comunisti non sono il papato, voi non siete i garibaldini e soprattutto l’unità della sinistra e dei comunisti non è la Porta Pia di nessuno.
Maurizio Aversa
1. Riproposizione del motivetto siamo movimento non siamo partito:
dichiarate una strategia “Sinistra”, in varie occasioni (incluso l’ultimo capoverso di questo documento) vi rivolgete a pezzi di partiti della sinistra, avete organismi nazionali, regionali, federali e locali, indicate un percorso per le europee e sostenete di non essere un partito. Guardate che quello che non è un partito è quello del predellino…..
Ricordo perfettamente la vostra nascita (mi fermo qui di Mussi, e l’intuizione di proporsi come “lievito”). Mi sembra che il lievito possa essere messo a disposizione di tutto un ammasso di impasto….e non prendere pezzetti di impasto per utilizzare il lievito altrove….forse è legittimo farlo, sicuramente non è una messa a disposizione ma una etero direzione e certamente è una insincerità (detta volgarmente bugia) presentarla come non organizzata e non finalizzata a rafforzare un partito.
Posso pretendere chiarezza di analisi, coerenza e trasparenza nelle posizioni politiche che si danno per scontate e per questo (in un documento ufficiale, suvvia!) vengono taciute?
2. L’analisi sul governo di destra e dei padroni guarda che fa, e accollare alle forze (indistinte) della sinistra l’assenza dell’opposizione senza dire una parola sul PD può avere due ragioni:
- SD sottovaluta o dimentica il ruolo del PD, oggi, in Italia, nello schieramento democratico e nel disegno omnicomprensivo che vuol svolgere nella sinistra pur dichiarandosi moderato;
- Oppure, più semplicemente, in modo taciturno ( e che quindi non possono accettare i militanti, i simpatizzanti, gli elettori di sinistra) SD già disegna un proprio ruolo di assiemare pezzi di sinistra e certificato che può presentarsi come altro dal PD, dialoga in esclusiva perché il disegno veltroniano non sia giocato solo da quella postazione ma anche da e con questo nuovo avanposto;
Guardate che a pensarlo è davvero poca cosa e non fa i conti con: la drammaticità della realtà degli ultimi nella società che non ce la fanno più; la tragedia che si potrebbe inverare in Italia se continuasse l’attacco alle basi democratiche e alla convivenza civile del paese; la svendita e lo smantellamento della struttura produttiva di qualità (la cosidetta fuga dei cervelli, oggi la pagano gli emigranti intellettuali, domani la pagherà un paese – cioè persone in carne ed ossa – asservito a decisioni e ruoli padronali che vengono da altrove e che troveranno negli attuali servi di uno pseudo capitalismo italiano quelli che saranno pronti (per qualche prebenda) ad essere svenditori del paese e governanti fantoccio.
Posso pretendere allora di conoscere il massimo di criticità possibile che una direzione di partito o movimento, ma comunque un selezionato e pregevole gruppo dirigente di sinistra, può manifestare, dichiarare, indicare nei confronti del PD? Di ciò che sta compiendo e di quanto ha già dannosamente svolto?
E non accontentarsi di giocare in difesa al grido di mai uniti ai comunisti? Ma, comunisti quali? Quelli che eravate? Quelli che volete dividere? O quelli che non volete a prescindere?
Se è questo il punto, chiaro, semplice, perfino banale, avete l’obbligo morale, etico, di rispetto delle storie personali, delle scelte future di ognuno e quindi politico di dirlo: voi siete quelli del grido “mai più con i comunisti”.
Al contrario, avreste proposto di svolgere il vostro ruolo di lievito con chi già c’è e non con chi vorreste che ci fosse. Il momento cruente poi, è dimostrato dall’esito dei congressi che vi costringe a dire se volete o no unirvi coi comunisti.
Noi, qualcosa a livello locale stiamo facendo, purtroppo insieme a tanta generosità dei compagni e delle compagne, c’è un sottofondo di ambiguità dovuto a queste mezze misure – che il documento conferma in pieno nella totale ipocrisia – che la direzione a Viterbo non ha sciolto. Ovvero, ha confermato in chiave venti settembre: ma i comunisti non sono il papato, voi non siete i garibaldini e soprattutto l’unità della sinistra e dei comunisti non è la Porta Pia di nessuno.
Maurizio Aversa
sabato 6 settembre 2008
L'ISOLA CHE NON C'E' 12,13,14 settembre al Lago a Castel Gandolfo

Con sincera tensione unitaria, con intelligente volontà
di sommare le forze e verificare la reciprocità
delle volontà e dei contenuti; uomini e donne che sono - nei castelli - all’interno, e no, di organizzazioni di sinistra e i partiti comunisti, hanno dato vita a questo appuntamento originale.
Nuovo per le modalità di ideazione. Consolidato nella tradizione di riconoscibilità del messaggio (tipo feste politiche popolari), e, sopratutto, coerente con l’attenzione verso chi rivolgersi -il popolo della sinistra, i cittadini democratici, i lavoratori e i non lavoratori, i precarizzati e..gli ultimi della società -, ecco, con questa impostazione, è stato creato questo appuntamento. Fatto di ore liete da trascorrere in uno scenario magnifico, quale è il lago di Castelgandolfo; fatto di politica per poter - noi che organizziamo la politica con volontariato ed umiltà - ascoltare le vostre voci, seguire i vostri pensieri, confrontarci sulle scelte migliori per non farsi schiacciare da un regime latente della peggior destra mai andata al governo del Paese supinamente prona ai voleri di padroni e sistema capitalistico. Questo incontro, questa festa, è anche occasione per noi, Rifondazione comunista-Comunisti italiani-Sinistra democratica, per spingere in avanti la riproposizione di una forza unitaria di sinistra, proveniente dalla miglior storia del partito comunista in Italia che sia oggi riferimento per quanti non vogliono essere costretti a riconoscersi in organizzazioni artificiali - figlie di marketing, di opinionisti e caste della politica che non possono appartenere alla sinistra - nate ieri e forse da seppellire già domani. Ci misureremo in che modo e con chi vorremo continuare a rappresentare idee di liberazione dei lavoratori, di diritti individuali inalienabili e di scelte personali inviolabili da qualsiasi sistema religioso che voglia andare oltre il dialogo delle anime e della fede. Tutto questo fluire che potrà o non potrà nell’immediatezza delle prossime settimane dar vita ad una unica forza politica, è già sicuramente parte condivisa delle decine di volontari che troverete nei giorni di festa al lago come prossimi referenti politici e sociali del popolo e dei singoli cittadini nel dispiegarsi della vita quotidiana a Marino, a Castel Gandolfo, nei Castelli romani. La garanzia che vi offriamo è che siamo e ci saremo, mai domi e mai venduti. Quello che vi chiediamo e di metterci alla prova, di aiutarci per continuare a difendere da qualunque sopruso ogni persona debole che da sola sarebbe disperatamente annientata. Per meglio simboleggiare tutto ciò abbiamo scelto, anche sentimentalmente il volto ed il sorriso pulito di Enrico Berlinguer.
delle volontà e dei contenuti; uomini e donne che sono - nei castelli - all’interno, e no, di organizzazioni di sinistra e i partiti comunisti, hanno dato vita a questo appuntamento originale.
Nuovo per le modalità di ideazione. Consolidato nella tradizione di riconoscibilità del messaggio (tipo feste politiche popolari), e, sopratutto, coerente con l’attenzione verso chi rivolgersi -il popolo della sinistra, i cittadini democratici, i lavoratori e i non lavoratori, i precarizzati e..gli ultimi della società -, ecco, con questa impostazione, è stato creato questo appuntamento. Fatto di ore liete da trascorrere in uno scenario magnifico, quale è il lago di Castelgandolfo; fatto di politica per poter - noi che organizziamo la politica con volontariato ed umiltà - ascoltare le vostre voci, seguire i vostri pensieri, confrontarci sulle scelte migliori per non farsi schiacciare da un regime latente della peggior destra mai andata al governo del Paese supinamente prona ai voleri di padroni e sistema capitalistico. Questo incontro, questa festa, è anche occasione per noi, Rifondazione comunista-Comunisti italiani-Sinistra democratica, per spingere in avanti la riproposizione di una forza unitaria di sinistra, proveniente dalla miglior storia del partito comunista in Italia che sia oggi riferimento per quanti non vogliono essere costretti a riconoscersi in organizzazioni artificiali - figlie di marketing, di opinionisti e caste della politica che non possono appartenere alla sinistra - nate ieri e forse da seppellire già domani. Ci misureremo in che modo e con chi vorremo continuare a rappresentare idee di liberazione dei lavoratori, di diritti individuali inalienabili e di scelte personali inviolabili da qualsiasi sistema religioso che voglia andare oltre il dialogo delle anime e della fede. Tutto questo fluire che potrà o non potrà nell’immediatezza delle prossime settimane dar vita ad una unica forza politica, è già sicuramente parte condivisa delle decine di volontari che troverete nei giorni di festa al lago come prossimi referenti politici e sociali del popolo e dei singoli cittadini nel dispiegarsi della vita quotidiana a Marino, a Castel Gandolfo, nei Castelli romani. La garanzia che vi offriamo è che siamo e ci saremo, mai domi e mai venduti. Quello che vi chiediamo e di metterci alla prova, di aiutarci per continuare a difendere da qualunque sopruso ogni persona debole che da sola sarebbe disperatamente annientata. Per meglio simboleggiare tutto ciò abbiamo scelto, anche sentimentalmente il volto ed il sorriso pulito di Enrico Berlinguer.
Qui di seguito il manifesto programma della festa.
Vi aspettiamo fiduciosi, a presto
Vi aspettiamo fiduciosi, a presto
giovedì 12 giugno 2008
Gramsci visto da destra? Lasciate stare
E’ tutto sottosopra? La destra è arrembante a sinistra? Lucia Annunziata ha traveggole? Di tutto un po’.
di Maurizio Aversa
Questo articolo-riflessione-commento di Lucia Annunziata, secondo me va duramente contestato. Così come l’analisi circa l’utilizzo che la destra intenderebbe fare del pensiero di Gramsci. Ma non vorrei farlo con il solo commento a “rimando”. Preferisco che, sedutastante, ogni lettore prima della mia critica legga le parole tracciate dai tasti del computer di Lucia Annunziata.
Gramsci rispunta da destra
di Lucia Annunziata
Caduto in penombra a sinistra, Antonio Gramsci sta ritornando alla ribalta come uno dei riferimenti intellettuali del centrodestra al governo. Due giorni fa, nella sua audizione alla Camera lo ha citato il ministro dell’Istruzione, Gelmini. Qualche settimana fa, una citazione (delle molte) di Gramsci fatta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha scatenato una tempesta dentro il centrodestra. È un puro caso, una pura arte del travestimento il fatto che proprio i due ministeri che nel Berlusconi IV gestiscono arte e istruzione citino questo filosofo di sinistra per eccellenza, il fondatore di quella concezione «moderna» della presa del potere che ha fornito alla sinistra italiana il suo specifico tratto non-sovietico? Può essere. Ma può anche essere che questa adozione di Antonio Gramsci sia lo specchio credibile di una nuova attitudine al potere che il governo attuale intende sviluppare. La prima cosa da ricordare è che la natura non schematica del pensiero di Gramsci, uomo dai molti interessi, dagli approcci sfaccettati e non ideologici, l’ha spesso reso interessante anche a letture non di sinistra. Nel 2007 il settantennio della sua morte ha mostrato quanto complessa è la penetrazione del gramscismo. E qualcuno ha persino detto, in quell’occasione, che oggi è proprio la destra l’erede vera del gramscismo. Frase che in Italia sa di provocazione. Ma non negli Stati Uniti, se guardiamo ai neocon americani, ad esempio al Project for the New American Century, che da Gramsci prende la convinzione che l’agire politico è nella diffusione di idee nella società civile, e che solo dopo viene il successo nella politica istituzionale. O se guardiamo alla Francia di Nicolas Sarkozy, che in un’intervista a Le Figaro, ripresa in Italia da il Giornale, ha detto: «La mia lotta non è politica, ma ideologica. In fondo mi sono appropriato dell’analisi di Gramsci: il potere si conquista con le idee». È la destra che da anni cerca di reinventarsi e che in questo processo cerca d’includere anche le lezioni imparate dalla cultura «di sinistra». Di tutte queste lezioni, quella di Gramsci è certo la più moderna, perché la sostituzione di egemonia a presa del potere è l’anticipazione di una società in cui classi e media, alleanze e simboli fondano un consenso molto più forte di qualunque coercizione. Del resto gli americani sanno bene che il loro impero si è costruito sull’entusiasmo suscitato nel mondo dal loro modello culturale. Per questi rami è arrivato anche in Italia (e da abbastanza tempo) il gramscismo di destra. La settimana dopo la sconfitta del 2006 il Domenicale, edito dal senatore Dell’Utri e diretto dal giovane Angelo Crespi, titolava «Gramscismo Liberale» per invitare a una nuova riflessione. È in quel periodo post-elettorale in effetti che rinasce nel centrodestra l’attenzione sui meccanismi del potere. Gli intellettuali, i blog, i giornali elitari del centrodestra, dal Domenicale a Ideazione, a Socci, a Veneziani, al Foglio, cominciano a fare severe autocritiche sui limiti del lavoro del governo: abbiamo occupato con gli uomini ma non abbiamo avuto idee forti, non abbiamo saputo contrastare con una nostra cultura quella della sinistra. Paradossalmente, dopo cinque anni di grande potere, una parte del centrodestra spiega allora la sua sconfitta rievocando lo spauracchio della dominazione culturale del centro sinistra: nel mondo della canzone, del cinema, della Rai, dei giornalisti, delle case editrici. Ma le teste più avvertite capiscono che si possono fare «epurazioni» (traduzione del famoso «non faremo prigionieri») ma che il consenso è qualcosa di molto più difficile da ottenere. È nata lì la riflessione sul potere con cui Berlusconi si ripresenta ora sulla scena, con parole come: memoria condivisa, fine della guerra ideologica, dialogo. La sua proposta è quella di costruire una sorta di meticciato politico, che fonde le varie idee e le rimacina. Il campione del processo è Tremonti, uscito liberista e tornato al governo protezionista (come sempre la sinistra). Ma a meglio svelare i nuovi toni, non a caso, sono i due ministeri che gestiscono la cultura. Sandro Bondi, il più affezionato degli uomini del Cavaliere, tra i suoi primi passi da ministro si rifà all’egemonia gramsciana e va a lodare a Cannes la vittoria di due film «di sinistra», e a dire che il cinema italiano (quello considerato tipico frutto del centrosinistra fino ad ora) non sta affatto morendo; sceglie di colloquiare sull’Unità con uno dei padri nobili dell’opposizione, Alfredo Reichlin, e di scrivere su il Foglio una recensione omaggio al libro dell’altro padre nobile, Eugenio Scalfari. E di annunciare infine, domenica scorsa, il suo programma, sempre a il Domenicale, parlando di superare concezioni di parte a favore dell’identità nazionale. Così anche la Gelmini, che cita Gramsci e recupera altre idee della sinistra: più soldi agli insegnanti e il riconoscimento che la scuola non è un disastro.Non tutti sono d’accordo, a destra. Ideazione scriveva in maggio di un «complesso di inferiorità» del centro destra «che fatalmente spinge i rappresentanti della parte largamente maggioritaria del Paese a riconoscere la capacità di elaborazione e controllo intellettuale degli avversari, tanto porgendole apertamente omaggio quanto - più spesso - criticandola e insieme mostrandosi impazienti di sostituirsi ad essa». Ma queste divisioni sono una ulteriore prova che a destra è in corso un tentativo consapevole di trasformazione; che il dialogo non è solo un gioco di parole. Magari non funzionerà. Ma anche solo un modesto meticciato potrebbe essere efficace nello svuotare quel che è rimasto della tradizione di sinistra. In particolare in un momento in cui questa sinistra già di per sé sente di essersi persa.
Commento di Maurizio Aversa
Concentriamoci sul primo punto. L’ipotesi della utilizzazione del pensiero gramsciano da parte della destra. Mah!, le cose spicciole tipo: scopiazzare le parole d’ordine, o i concetti generalisti che hanno substrato nella generale cultura italiana (ricordiamoci il rapporto conflittuale positivo tra Gramsci e Gobetti), o citare in pubblico – magari affinché i media ne riportino con dovizia di megafonaggio l’accadimento – una tal frase invece che tal altra, fanno parte tutte di una necessità insita nella attualità politica. Intendo che questo fare somiglia in modo spaventoso ai giri di valzer del dibattito inter e intra democristiano degli anni d’oro del potere andreottianamente gestito, per dare significato alla capacità d’uso di un certo linguaggio (quindi anche di certe frasi e concetti) che non l’aderenza e la condivisione intima di quelle. Insomma – tradotto nel tempo attuale – è come se il neodoreteo Bondi e la neoandreottiana Gelmini dimostrassero agli altri (e in virtù di questo ne traggono potere “oggettivo” intra ed extra PDL) la capacità d’uso di questi “strumenti” della sinistra. Di converso. Sempre restando alla attualità politica, che forse la sinistra ne uscirebbe bene arrabbiandosi per questo e rivendicando la sacralità del pensiero gramsciano? Mi sembra una specie di trappolone già preparato in attesa di chi ci casca. Non nel senso di qualche ultras intellettuale minoritario nella cultura, nella società e nella espressione politica. Ma nel senso di qualche insofferente che pensa a un Gramsci nostro intoccabile. O, addirittura, di qualche ultrveltroniano che s’accorge che oltre all’incompatibilità col socialismo il PD è equilontano anche da Gramsci. E allora? La questione vera, ed perché la mia annunciata durezza contro l’Annunziata, è separare immediatamente la vicenda politica piccina (dei Bondi e delle Gelmini di turno) dell’oggi dal valore oggettivo del pensiero originale e pietra miliare di Antonio Garmsci. Per la seconda parte, credo dobbiamo sperare in una espressione pubblica del professor Giuseppe Vacca o del professor Guido Liguori. Mentre per la prima è sufficiente che un po’ di dirigenti politici, o un paio di uffici stampa della sinistra (extraparlamentare) diano del mistificatore e del superficiale e dello strumentale ai Bondi e alle Gelmini.
Il Project for the New American Century citato poi dalla Annunziata come pietra di paragone per dimostrare che anche oltre atlantico la destra guarda Gramsci e la sinistra no. A Lucia, ma che stai dicendo? Non è per caso che Chavez o Lula o i movimenti di sinistra nei paesi dell’America Latina siano estesi, originali, fondati sulla cultura comunista e internazionalista. Letteralmente: non è un caso. E dovresti saperlo dopo i tuoi trascorsi a Botteghe Oscure. Dovresti saperlo dopo l’ampia fortuna che studiosi nelle varie università di Città del Messico o di Cordoba ecc. hanno insegnato per anni il pensiero gramsciano, diffondendolo in tutto il centrosudamerica. Varrà la pena, se vorrà, che qualche stimato intellettuale – magari di quelli che organizzarono proprio il convegno internazionale sulla fortuna di Gramsci in America Latina durante la Festa de l’Unità di Ferrara (Walter, mi raccomando, confermiamo l’abolizione di questi momenti di politica e cultura: sono propedeutici alla svendita di beni ed idee: ma cosa resterà?) insieme al professor Sandri dell’Istituto Gramsci Emilia Romagna commentino questi aspetti. Allo stesso modo potrà farlo uno tra i più onesti intellettuali e dirigenti politici di questi anni che conosce da vicino tutte queste realtà essendo stato sottosegretario agli esteri, Donato Di Santo. Allora? Cara Annunziata, lascia perdere. Non c’è nessuna credibilità di questa destra. Nessuna contaminazione positiva che vada oltre l’occasionalità. Nessuna concessione da fornire a sottolineature sul merito del pensiero di Gramsci. Gramsci, da sostenitore del socialismo scientifico, la prima regola che aveva chiara era la seguente: questi fascisti hanno voluto limitare la divulgazione di un pensiero critico, autonomo, originale, dei comunisti italiani. Questi fascisti l’hanno voluto fare ingabbiando materialmente il capo degli intellettuali e del partito comunista che animava tutto ciò. Questi fascisti non consentiranno alcuna regola democratica utile al confronto e metteranno a tacere la mia voce e non permetteranno il mio viaggio. Infatti, Antonio Gramsci fu assassinato dal potere fascista lasciandolo deperire in carcere. Ora si affacciano a citare? Neppure in ginocchio sarebbero credibili quelli che starnazzano sulle bontà nascoste della destra sociale (!). Chiunque, di destra, di potere di questi anni, peggio se sedicente intellettuale, di An o di Forza Italia, del PDL o di Forza Nuova, della Destra storaciana o dei leghisti della padania, volesse far finta di misurarsi col pensiero di Gramsci in modo non occasionale, dovrebbe scegliere unicamente come iniziare in pubblico una sorta di outing fatto così: “Noi, colpevoli morali dell’ostracismo di idee utili per la società e per la popolazione italiana vi chiediamo scusa. Noi, discendenti politici e culturali dei colpevoli materiali dell’omicidio di Gramsci chiediamo perdono al Paese e malediciamo Mussolini, Almirante e quanti hanno sancito la bontà del regime fascista che tanto lutto portò all’Italia e tanto profitto ad una raffazzonata borghesia rampante. Noi, che oggi vorremmo misurarci con tutto ciò, onde evitare di essere scambiati per opportunisti, se abbiamo responsabilità politiche, economiche, sociali, culturali, invece di chiedere posti di prestigio e “via libera” per la Rai i Giornali etc (con una riverniciatina di tenue sinistrese), vi chiediamo di nuovo scusa e ci tiriamo da parte. Si cara Annunziata, questa idea (o simile) dovresti brandire contro le scempiaggini che cercano di propalarci dalla destra al potere che Gramsci, in ultima analisi è stato anche un maestro di umiltà umana e politica. Alla faccia del Cavalier Silvio Berlusconi e della sua tessera piduista.
Maurizio Aversa
di Maurizio Aversa
Questo articolo-riflessione-commento di Lucia Annunziata, secondo me va duramente contestato. Così come l’analisi circa l’utilizzo che la destra intenderebbe fare del pensiero di Gramsci. Ma non vorrei farlo con il solo commento a “rimando”. Preferisco che, sedutastante, ogni lettore prima della mia critica legga le parole tracciate dai tasti del computer di Lucia Annunziata.
Gramsci rispunta da destra
di Lucia Annunziata
Caduto in penombra a sinistra, Antonio Gramsci sta ritornando alla ribalta come uno dei riferimenti intellettuali del centrodestra al governo. Due giorni fa, nella sua audizione alla Camera lo ha citato il ministro dell’Istruzione, Gelmini. Qualche settimana fa, una citazione (delle molte) di Gramsci fatta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha scatenato una tempesta dentro il centrodestra. È un puro caso, una pura arte del travestimento il fatto che proprio i due ministeri che nel Berlusconi IV gestiscono arte e istruzione citino questo filosofo di sinistra per eccellenza, il fondatore di quella concezione «moderna» della presa del potere che ha fornito alla sinistra italiana il suo specifico tratto non-sovietico? Può essere. Ma può anche essere che questa adozione di Antonio Gramsci sia lo specchio credibile di una nuova attitudine al potere che il governo attuale intende sviluppare. La prima cosa da ricordare è che la natura non schematica del pensiero di Gramsci, uomo dai molti interessi, dagli approcci sfaccettati e non ideologici, l’ha spesso reso interessante anche a letture non di sinistra. Nel 2007 il settantennio della sua morte ha mostrato quanto complessa è la penetrazione del gramscismo. E qualcuno ha persino detto, in quell’occasione, che oggi è proprio la destra l’erede vera del gramscismo. Frase che in Italia sa di provocazione. Ma non negli Stati Uniti, se guardiamo ai neocon americani, ad esempio al Project for the New American Century, che da Gramsci prende la convinzione che l’agire politico è nella diffusione di idee nella società civile, e che solo dopo viene il successo nella politica istituzionale. O se guardiamo alla Francia di Nicolas Sarkozy, che in un’intervista a Le Figaro, ripresa in Italia da il Giornale, ha detto: «La mia lotta non è politica, ma ideologica. In fondo mi sono appropriato dell’analisi di Gramsci: il potere si conquista con le idee». È la destra che da anni cerca di reinventarsi e che in questo processo cerca d’includere anche le lezioni imparate dalla cultura «di sinistra». Di tutte queste lezioni, quella di Gramsci è certo la più moderna, perché la sostituzione di egemonia a presa del potere è l’anticipazione di una società in cui classi e media, alleanze e simboli fondano un consenso molto più forte di qualunque coercizione. Del resto gli americani sanno bene che il loro impero si è costruito sull’entusiasmo suscitato nel mondo dal loro modello culturale. Per questi rami è arrivato anche in Italia (e da abbastanza tempo) il gramscismo di destra. La settimana dopo la sconfitta del 2006 il Domenicale, edito dal senatore Dell’Utri e diretto dal giovane Angelo Crespi, titolava «Gramscismo Liberale» per invitare a una nuova riflessione. È in quel periodo post-elettorale in effetti che rinasce nel centrodestra l’attenzione sui meccanismi del potere. Gli intellettuali, i blog, i giornali elitari del centrodestra, dal Domenicale a Ideazione, a Socci, a Veneziani, al Foglio, cominciano a fare severe autocritiche sui limiti del lavoro del governo: abbiamo occupato con gli uomini ma non abbiamo avuto idee forti, non abbiamo saputo contrastare con una nostra cultura quella della sinistra. Paradossalmente, dopo cinque anni di grande potere, una parte del centrodestra spiega allora la sua sconfitta rievocando lo spauracchio della dominazione culturale del centro sinistra: nel mondo della canzone, del cinema, della Rai, dei giornalisti, delle case editrici. Ma le teste più avvertite capiscono che si possono fare «epurazioni» (traduzione del famoso «non faremo prigionieri») ma che il consenso è qualcosa di molto più difficile da ottenere. È nata lì la riflessione sul potere con cui Berlusconi si ripresenta ora sulla scena, con parole come: memoria condivisa, fine della guerra ideologica, dialogo. La sua proposta è quella di costruire una sorta di meticciato politico, che fonde le varie idee e le rimacina. Il campione del processo è Tremonti, uscito liberista e tornato al governo protezionista (come sempre la sinistra). Ma a meglio svelare i nuovi toni, non a caso, sono i due ministeri che gestiscono la cultura. Sandro Bondi, il più affezionato degli uomini del Cavaliere, tra i suoi primi passi da ministro si rifà all’egemonia gramsciana e va a lodare a Cannes la vittoria di due film «di sinistra», e a dire che il cinema italiano (quello considerato tipico frutto del centrosinistra fino ad ora) non sta affatto morendo; sceglie di colloquiare sull’Unità con uno dei padri nobili dell’opposizione, Alfredo Reichlin, e di scrivere su il Foglio una recensione omaggio al libro dell’altro padre nobile, Eugenio Scalfari. E di annunciare infine, domenica scorsa, il suo programma, sempre a il Domenicale, parlando di superare concezioni di parte a favore dell’identità nazionale. Così anche la Gelmini, che cita Gramsci e recupera altre idee della sinistra: più soldi agli insegnanti e il riconoscimento che la scuola non è un disastro.Non tutti sono d’accordo, a destra. Ideazione scriveva in maggio di un «complesso di inferiorità» del centro destra «che fatalmente spinge i rappresentanti della parte largamente maggioritaria del Paese a riconoscere la capacità di elaborazione e controllo intellettuale degli avversari, tanto porgendole apertamente omaggio quanto - più spesso - criticandola e insieme mostrandosi impazienti di sostituirsi ad essa». Ma queste divisioni sono una ulteriore prova che a destra è in corso un tentativo consapevole di trasformazione; che il dialogo non è solo un gioco di parole. Magari non funzionerà. Ma anche solo un modesto meticciato potrebbe essere efficace nello svuotare quel che è rimasto della tradizione di sinistra. In particolare in un momento in cui questa sinistra già di per sé sente di essersi persa.
Commento di Maurizio Aversa
Concentriamoci sul primo punto. L’ipotesi della utilizzazione del pensiero gramsciano da parte della destra. Mah!, le cose spicciole tipo: scopiazzare le parole d’ordine, o i concetti generalisti che hanno substrato nella generale cultura italiana (ricordiamoci il rapporto conflittuale positivo tra Gramsci e Gobetti), o citare in pubblico – magari affinché i media ne riportino con dovizia di megafonaggio l’accadimento – una tal frase invece che tal altra, fanno parte tutte di una necessità insita nella attualità politica. Intendo che questo fare somiglia in modo spaventoso ai giri di valzer del dibattito inter e intra democristiano degli anni d’oro del potere andreottianamente gestito, per dare significato alla capacità d’uso di un certo linguaggio (quindi anche di certe frasi e concetti) che non l’aderenza e la condivisione intima di quelle. Insomma – tradotto nel tempo attuale – è come se il neodoreteo Bondi e la neoandreottiana Gelmini dimostrassero agli altri (e in virtù di questo ne traggono potere “oggettivo” intra ed extra PDL) la capacità d’uso di questi “strumenti” della sinistra. Di converso. Sempre restando alla attualità politica, che forse la sinistra ne uscirebbe bene arrabbiandosi per questo e rivendicando la sacralità del pensiero gramsciano? Mi sembra una specie di trappolone già preparato in attesa di chi ci casca. Non nel senso di qualche ultras intellettuale minoritario nella cultura, nella società e nella espressione politica. Ma nel senso di qualche insofferente che pensa a un Gramsci nostro intoccabile. O, addirittura, di qualche ultrveltroniano che s’accorge che oltre all’incompatibilità col socialismo il PD è equilontano anche da Gramsci. E allora? La questione vera, ed perché la mia annunciata durezza contro l’Annunziata, è separare immediatamente la vicenda politica piccina (dei Bondi e delle Gelmini di turno) dell’oggi dal valore oggettivo del pensiero originale e pietra miliare di Antonio Garmsci. Per la seconda parte, credo dobbiamo sperare in una espressione pubblica del professor Giuseppe Vacca o del professor Guido Liguori. Mentre per la prima è sufficiente che un po’ di dirigenti politici, o un paio di uffici stampa della sinistra (extraparlamentare) diano del mistificatore e del superficiale e dello strumentale ai Bondi e alle Gelmini.
Il Project for the New American Century citato poi dalla Annunziata come pietra di paragone per dimostrare che anche oltre atlantico la destra guarda Gramsci e la sinistra no. A Lucia, ma che stai dicendo? Non è per caso che Chavez o Lula o i movimenti di sinistra nei paesi dell’America Latina siano estesi, originali, fondati sulla cultura comunista e internazionalista. Letteralmente: non è un caso. E dovresti saperlo dopo i tuoi trascorsi a Botteghe Oscure. Dovresti saperlo dopo l’ampia fortuna che studiosi nelle varie università di Città del Messico o di Cordoba ecc. hanno insegnato per anni il pensiero gramsciano, diffondendolo in tutto il centrosudamerica. Varrà la pena, se vorrà, che qualche stimato intellettuale – magari di quelli che organizzarono proprio il convegno internazionale sulla fortuna di Gramsci in America Latina durante la Festa de l’Unità di Ferrara (Walter, mi raccomando, confermiamo l’abolizione di questi momenti di politica e cultura: sono propedeutici alla svendita di beni ed idee: ma cosa resterà?) insieme al professor Sandri dell’Istituto Gramsci Emilia Romagna commentino questi aspetti. Allo stesso modo potrà farlo uno tra i più onesti intellettuali e dirigenti politici di questi anni che conosce da vicino tutte queste realtà essendo stato sottosegretario agli esteri, Donato Di Santo. Allora? Cara Annunziata, lascia perdere. Non c’è nessuna credibilità di questa destra. Nessuna contaminazione positiva che vada oltre l’occasionalità. Nessuna concessione da fornire a sottolineature sul merito del pensiero di Gramsci. Gramsci, da sostenitore del socialismo scientifico, la prima regola che aveva chiara era la seguente: questi fascisti hanno voluto limitare la divulgazione di un pensiero critico, autonomo, originale, dei comunisti italiani. Questi fascisti l’hanno voluto fare ingabbiando materialmente il capo degli intellettuali e del partito comunista che animava tutto ciò. Questi fascisti non consentiranno alcuna regola democratica utile al confronto e metteranno a tacere la mia voce e non permetteranno il mio viaggio. Infatti, Antonio Gramsci fu assassinato dal potere fascista lasciandolo deperire in carcere. Ora si affacciano a citare? Neppure in ginocchio sarebbero credibili quelli che starnazzano sulle bontà nascoste della destra sociale (!). Chiunque, di destra, di potere di questi anni, peggio se sedicente intellettuale, di An o di Forza Italia, del PDL o di Forza Nuova, della Destra storaciana o dei leghisti della padania, volesse far finta di misurarsi col pensiero di Gramsci in modo non occasionale, dovrebbe scegliere unicamente come iniziare in pubblico una sorta di outing fatto così: “Noi, colpevoli morali dell’ostracismo di idee utili per la società e per la popolazione italiana vi chiediamo scusa. Noi, discendenti politici e culturali dei colpevoli materiali dell’omicidio di Gramsci chiediamo perdono al Paese e malediciamo Mussolini, Almirante e quanti hanno sancito la bontà del regime fascista che tanto lutto portò all’Italia e tanto profitto ad una raffazzonata borghesia rampante. Noi, che oggi vorremmo misurarci con tutto ciò, onde evitare di essere scambiati per opportunisti, se abbiamo responsabilità politiche, economiche, sociali, culturali, invece di chiedere posti di prestigio e “via libera” per la Rai i Giornali etc (con una riverniciatina di tenue sinistrese), vi chiediamo di nuovo scusa e ci tiriamo da parte. Si cara Annunziata, questa idea (o simile) dovresti brandire contro le scempiaggini che cercano di propalarci dalla destra al potere che Gramsci, in ultima analisi è stato anche un maestro di umiltà umana e politica. Alla faccia del Cavalier Silvio Berlusconi e della sua tessera piduista.
Maurizio Aversa
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