Introduzione all’iniziativa del 27 maggio 2008 – Mirko Laurenti
L’incontro di oggi non è, o almeno non vuole essere solo e soltanto un modo per dimostrare che esiste ed è viva e propositiva, una alternativa. Ciò che ci proponiamo di fare è avviare un percorso aperto che preveda periodici confronti tematici, anche attraverso strumenti diversi (abbiamo ad hoc creato un blog: sinistralternativa.blogspot.com), tra tutti coloro che più o meno convintamene si collocano vicini a movimenti e/o partiti di Sinistra. Lo scopo, è bene dirlo fin da ora, è quello di individuare insieme, “dal basso”, la strada; il modello migliore, dal quale ripartire e sul quale costruire una Sinistra attuale, visibile, concreta e che sappia rispondere con velocità e certezza ai bisogni dei cittadini e della società.
Prima di lanciare il dibattito è bene che ci si dica, sia pur velocemente, come e perché siamo davanti alla urgente necessità di riaprire un profondo dibattito, a Sinistra, sul significato storico e attuale della Sinistra in Italia. Ci troviamo oggi ad accelerare passaggi che con ogni probabilità avremmo comunque compiuto, con tempi però molto più dilatati, proprio grazie ai risultati delle ultime elezioni politiche che hanno visto una vittoria schiacciante della destra e la scomparsa dal Parlamento di tutte le forze riconducibili alla Sinistra storica. Non mi soffermo sull’analisi approfondita di questa sconfitta. Non è questo lo scopo del nostro dibattito.
E’ necessario però esporre brevemente la situazione odierna, derivata dal voto politico di Aprile, proprio per rendere i ragionamenti che svilupperemo oggi e in seguito, propositivi e concreti.
La pesante sconfitta elettorale de la Sinistra l’Arcobaleno è infatti figlia di più variabili e non tutte individuabili all’esterno della Sinistra.
Siamo stati penalizzati dall’appello ossessivo al voto utile e dall’astensione di un’altra parte delusa dall’operato del Governo Prodi, appoggiato anche dalle forze di sinistra. Questi due elementi però non spiegano una sconfitta tanto bruciante maturata nell’ultimo anno, e che deriva anche dai nostri enormi e persino incredibili errori: non abbiamo convinto gli elettori che avevano votato a sinistra nel 2006; non abbiamo conquistato nuove forze; non abbiamo saputo rispondere con decisione alla richiesta di unità a Sinistra, attraverso una chiara proposta veramente alternativa che arrivava in modo evidente dalla nostra base.
Quando nacque il PD fu infatti chiaro per tutti (militanti, dirigenti, simpatizzanti) a sinistra che era un terremoto politico; che nulla sarebbe più stato come prima; che nessuna delle forze della sinistra poteva da sola rispondere al vuoto che si creava a sinistra del PD.
Era evidente la necessità e l’urgenza di una sinistra unitaria e plurale, un nuovo soggetto politico. Tuttavia nessuna costituente è partita nei territori. Siamo così arrivati tardi all’appuntamento delle elezioni anticipate, solo con una lista elettorale, senza una idea di sviluppo di questo Paese.
E’ questo quello che è mancato di più, che non ci ha fatto individuare, anche e forse soprattutto dai nostri elettori, come una forza di Sinistra unita, concreta, alternativa ai modelli (pur molto simili) proposti da PD e PdL.
Che ci sia una urgente necessità di riempire con un soggetto unitario e forte quel vuoto creatosi a sinistra è ormai evidente, lo è da tempo come abbiamo detto in precedenza anche per responsabilità dirette della stessa sinistra, ma oggi, a quasi due mesi di distanza dal voto politico lo è ancor di più.
Lo si vede da come i canali canonici dell’informazione ripropongano sempre più un clima di distensione tra le forze parlamentari di maggioranza e di opposizione, una melassa che spesso oltrepassa ogni limite di pubblica decenza. Ci si sforza di rappresentare a tinte sobrie un paesaggio nuovo: una nuova armonia politica e dunque sociale che segue ad anni di tempesta figlia, è sottinteso nei ragionamenti ma diviene spesso palese argomento di dibattito, del cieco ostruzionismo di quella Sinistra-marxista estremista e che sa dire solo NO.
Sulle “tele” delle regole comuni (Conflitto di interessi, Riforme Costituzionali e federalismo fiscale, sbarramento percentuale per le camere e per le elezioni Europee, ecc.) e delle grandi emergenze del Paese (Rifiuti-Campania, Energia-Nucleare, Grandi Opere-Ponte sullo Stretto, Sicurezza-Rom, ecc.), che entrambe per definizione dovrebbero rimanere punti visibilmente oggettivi (comunque mai di parte) nei ragionamenti, ed è invece proprio lì che si cerca di dipingere questa fiction.
A questa rappresentazione però poi non corrisponde la realtà della società. Realtà che vede un ritorno senza precedenti di violenza, di intolleranza verso il diverso (sia esso straniero o no); realtà che quotidianamente, ad esempio, è fatta di aggressioni palesemente fasciste e razziste contro le minoranze sociali e culturali, nelle strade, nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri delle città dove vivono e lavorano stranieri, nei campi nomadi, nei cimiteri ebraici, nelle moschee, ai monumenti che celebrano la lotta partigiana e antifascista. C’è poi la violenza più “dolce” delle istituzioni (mai come ora così evidente) che antepongono sempre più spesso al dialogo e alla progettualità le decisioni forti come unica ricetta davanti alle emergenze (siano esse reali o dipinte tali) e quindi ecco: la cacciata dei rom e degli immigrati dalle città, la caccia a suon di retate e manganelli ai clandestini e alle prostitute, la forza usata per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, la soluzione forzosa, tramite Decreto legge, alla questione “frequenze Rete 4”, in palese contrasto con una sentenza della Corte Europea (oltre che con tutti e tre i gradi di giudizio italiani), la scelta senza dubbio alcuno (scorie e siti di stoccaggio??), dopo un pur antico pronunciamento democratico (referendum dell’87) del Paese, del veloce ritorno al nucleare e poi del Ponte sullo Stretto, per fare alcuni esempi pratici.
E il freddo distacco (per non dire ostilità) di una parte dell’Europa (Spagna, Romania e addirittura della Commissione Europea), l’apprezzamento di alcuni politici di altri Paesi (l’austriaco Haider, ad esempio) e l’indignazione di molti intellettuali e storici nostrani è una cartina di tornasole della situazione reale che non si vede solo se non si vuole vedere. Per questo e per tanto altro ancora c’è bisogno di Sinistra e per questo siamo convinti di dover ancora dire e dare molto. Di dover ripartire con determinazione dai nostri valori fondamentali, quelli sì, sempre vivi e ben presenti.
Bisogna quindi “fermare le bocce” e ripartire da qui, da oggi, da adesso, da dove ci siamo persi prima del voto.
Dobbiamo evitare di rinchiudersi in analisi affrettate e tese ad individuare responsabilità che sono invece assai diffuse; smettere di praticare lo sport storicamente più in voga nella sinistra italiana, cioè l’autocolpevolizzarsi ed il flagellarsi con interminabili confronti verticistici ormai privi di ogni senso. Bisogna insomma essere in grado di dirsi con chiarezza e senza prese in giro qual’è la proposta politica e il progetto di Paese che vogliamo rimettere in campo.
Non basta più infatti, e il voto di Aprile ce lo ha drammaticamente dimostrato, dirsi “di Sinistra” per guadagnare consensi e smuovere le coscienze in difesa dell’idea di una Sinistra genericamente detta. Dobbiamo essere in grado di far capire ai cittadini, in particolare ai nostri elettori, come sarà, dove li porta, quali politiche concrete propone per cambiare in meglio la vita delle persone, quali principi mette a base del suo progetto la Sinistra che intendiamo proporre e con quali finalità, quali obiettivi. Per far ciò è fondamentale aver ben presente che è necessario cambiare molto, bisogna “guardarci dentro”, ripartire dai territori e, attraverso un percorso profondamente democratico e capillare, saper costruire una vera partecipazione basata sulla discussione politica.
E’ da troppo tempo infatti che i confronti dialettici all’interno dei Partiti e movimenti di Sinistra non entrano seriamente nel merito delle criticità dei ragionamenti economici e sociali che sono alla base dei piccoli e dei grandi problemi della nostra società. Sono ormai anni, potremo dire decenni, che a Sinistra non ci si interroga seriamente, ad esempio, sul ruolo e sulle conseguenze sociali e produttive dello sviluppo nel nostro Paese, ma anche in Europa, negli States, e nelle realtà economiche emergenti come India, Cina e Brasile, del modello capitalistico; sulla velocità con la quale la globalizzazione ha saputo crescere e cambiare, spostando persone, lavoro, capitali, benessere e emergenze (sociali e ambientali), a velocità drammatiche, spesso schiacciando letteralmente alcuni “pezzi” del mondo e cancellando intere classi sociali.
Quella che abbiamo davanti è quindi una sfida alla quale non possiamo sottrarci se vogliamo che resti viva una alternativa ai modelli dominanti di sviluppo e di società; se vogliamo costruire una Sinistra che abbia ben presenti quali sono i valori fondamentali su i quali si sorregge e che sia capace di rispondere concretamente alle domande della società odierna.
Si tratta dunque di capire se, semplificando il ragionamento, la Sinistra alla quale pensiamo debba avere oppure no una moderna cultura di governo. Se sia cioè capace di confrontarsi a fondo su i piccoli e grandi temi avendo come obiettivo non quello di “stare al governo” per stare al governo, ma quello ben più complesso di proporsi chiaramente come forza capace di misurarsi con tutti i problemi che i lavoratori, i cittadini, le città come organismi complessi presentano. Come forza cioè che sia dunque essa stessa diretta espressione della società.
Una Sinistra unitaria e plurale per diventare una forza popolare, radicata socialmente, presente sui problemi del territorio non può prescindere oggi dall’avere una cultura di governo su tutti i temi che le si pongono innanzi. Non c’è più (se mai ci sia stata) alternativa.
Questo deve essere l’obiettivo, questo deve essere il percorso fatto di confronti plurali, democratici, aperti e radicati nei territori. Che tocchino tutti i temi su i quali per troppo tempo non abbiamo avuto la capacità di andare a fondo per cercare soluzioni possibili e comunque per elaborare una posizione chiara da proporre con convinzione. Solo a queste condizioni potrà crescere nel Paese una forza di Sinistra unitaria e che possa essere considerata, con diritto, una alternativa attuale e credibile ai modelli esistenti.
Veniamo ai temi odierni: - Società dell’informazione; - Cultura; - Alternativa economica.
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