L’assemblea di Marino del 27 maggio
di Maurizio Aversa
CRONACA
Qualche decina di persone di sinistra si sono confrontate sui temi proposti alla discussione:informazione e società dell’informazione, cultura, alternativa economica.
Numerosi sono stati gli interventi. Tutti consapevoli, esplicitandolo, che uno degli obiettivi da percorrere è una inistra unita e presente per dare risposte all’Italia così come localmente. Socialisti, Comunisti di Rifondazione e dei Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica, tutti sono stati intenti ad ascoltare e a cercare di rispondere ai quesiti che singole persone di sinistra sono venuti a porre. Anche con vere e proprie proposte. Per quanto riguarda l’approfondimento della scelta aumento dei consumi nei servizi o decrescimento. Così come per un diverso modo di proporre il confronto svolto in modo più vasto, tematico e con esperienze dirette di partecipanti autori della elaborazione nazionale dei programmi e dei progetti della sinistra italiana. Inoltre, anche proposte su come intervenire nel locale e subito per bloccare sventatezze del governo locale. Quindi, una sinistra viva. Una sinistra che il gruppo di lavoro che ha messo in piedi questo percorso si aspettava proprio.
COMMENTO
Pochissimi mesi fa ci si è ritrovati. Nel senso della completa corresponsabilità politica delle forze-organizzazioni che si sono ritrovate. Le persone, i compagni e le compagne, che in carne ed ossa sono queste organizzazioni si sono ritrovate.
Pare non sia bastato. Rinvio alle analisi già compiute collettivamente e singolarmente, o nei duetti e nei crocchi.
Ma, confermo, che pare proprio che non sia bastato, non solo alla luce funesta dei vari responsi-condanne elettorali (a proposito qualcuno ha notato che c’è stata questa rimozione tacita a menzionare l’altra batosta per sinistra, arcobaleno e Pd in Valle d’Aosta?), ma anche rispetto alla necessità soggettiva (dei partecipanti che vengono e ti chiedono: insomma che fate?) oltre che a quella oggettiva che è certificata dalla nostra analisi-proposta-verifica.
E che occorra andare oltre il ritrovarsi è evidente qui di fronte a noi.
Non possiamo offrire punti di riferimento se non affiniamo-condividiamo analisi e proposta.
Non possiamo proporci come opposizione o come propositivi di scelte di governo se non ci strutturiamo come forza unita (più o meno compatta) non leggera, non provvisoria.
In poche righe e già c’è, lo ribadisco, il solco tracciato davanti a noi. Senza cincischiare e senza guardare chissà a quale monolite (mai esistito anche se evocato) del passato.
La risposta è l’unità della sinistra (partiti, movimenti, singoli, associazioni…) forte di un programma condiviso.
Ma questa unità e questo agire unitario, sta in capo a qualcuno che sia in grado di garantirlo per l’oggettiva generosità del proprio agire. Questo qualcuno non è un singolo. E’ un intellettuale collettivo, è una forza “normalmente” abituata ad agire a favore degli oppressi e degli ultimi e senza chiedere in cambio nulla. E se ci sono state eccezioni, erano errori e quindi eccezioni. Quella forza, proprio perché non inventata a tavolino oggi, ma già presente nella memoria (nel senso sanscrito: pensare) di chi la ha conosciuta come di chi la percepisce solo ora per motivi anagrafici, è l’idea comunista. Ed i nostri obiettivi, di contenuto e di metodo politico come la ricerca dell’unità della sinistra, può essere messa serenamente nel novero dei compiti “normali” di un forte partito comunista.
Non impelaghiamoci in inutili astrattismi. Le cose che ognuno, forza o singolo, ha sostenuto fino ad oggi, avevano ragione di essere, proprio perché occorreva iniziare un percorso di confronto chiaro partendo d una strada già percorsa. Ora è tempo di riconoscere che le scelte sono giunte all’appuntamento. Dunque, intelligenza, fermezza di nervi, chiarezza di progetto e resistere contro, ma costruire per; difendere ma ottenere. Non è partito di governo e di lotta: è progetto per la difesa minima della democrazia ed ottenimento di livelli di salvaguardia che non facciano tracimare il nostro riferimento, il nostro innevamento naturale che sono le classi lavoratrici.
E’ la forza che garantisce tutti e non tradisce nessuno quella di cui c’è maggior bisogno. E’ la forza che lega insieme le anime politiche e culturali della sinistra con l’egemonia del pensiero e delle idee non del potere omologante che garantisce l’unità della sinistra. E’ il partito comunista, quello dei “diversi” che mostra con la quotidianità diffusa (come il significato del daba ebraico: il verbo, l’esempio concreto) come un ri-inizio è possibile.
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3 commenti:
La partecipazione alla 1° giornata de “la sinistra c’è” ha stimolato in me alcune riflessioni suscitate in particolare dagli interventi di chi, non avendo probabilmente compreso appieno il senso dell’incontro, reclamava riposte immediate, anche per problemi locali.
Se si considera che uno dei temi era proprio l’informazione mi sono chiesta se si era stati sufficientemente chiari nella proposta dell’incontro: introdurre temi di discussione per trovare insieme risposte attuali e chiare, corrispondenti al nostro essere di sinistra.
La scelta di ricominciare a parlare di politica partendo dal basso è certamente quanto di più necessario ci sia nell’attuale situazione che vede la Sinistra sempre più all’angolo, non dimentichiamo che anche nelle ultime elezioni in Val d’Aosta la Sinistra Arcobaleno non ha raggiunto il minimo di rappresentanza.
Dobbiamo essere consapevoli di due importantissime cause di questa sconfitta : il contenuto della proposta (considerato forse troppo ideologico e perciò distante dalla realtà quotidiana) e la capacità di comunicarlo ai cittadini.
Il linguaggio usato durante la campagna elettorale è fuori dalla modernità richiesta dai tempi; si è ricorso a vecchi clichè e a contenuti che ricordavano le vecchie lotte operaie e non le nuove classi di necessità; ma poniamoci una domanda: siamo in grado di cambiare il nostro linguaggio? di modernizzarlo eliminando parole “datate”? ma soprattutto, siamo in grado di “agganciare” l’attenzione di coloro ai quali vogliamo inviare il messaggio?
Conosciamo i problemi della nostra società, quali le nuove povertà o la precarietà del lavoro o la mancanza di sicurezza nel presente e nel futuro, abbiamo anche qualche interessante proposta per migliorare la situazione, ma siamo definiti quelli del “NO”. Come siamo potuti arrivare a questo? e soprattutto come possiamo capovolgere questa percezione degli elettori?
Se consideriamo che non abbiamo più visibilità su TV o Mass Media – i giornali che ci danno spazio sono letti solo da una minoranza di sinistra affezionata- il problema assume proporzioni a dir poco enormi.
L’iniziativa di fare delle giornate a “tema” diventa ora una risorsa importante per riaprire quel dialogo interrotto, stimolando gli interventi dei presenti – possibilmente la cosiddetta società civile - per affrontare gli argomenti di maggiore interesse ed attualità, più vicini al quotidiano e che permettano, alla fine dell’incontro, di avanzare proposte reali da discutere e da rientrare nelle nostre scelte politiche.
Ma occorre anche trovare il modo di attrarre più persone alla partecipazione trovare forme di richiamo più stuzzicanti – i convegni di per sé hanno fama di “addetti ai lavori”- introducendo nella scaletta un evento di attrazione, in fondo i grandi partiti insegnano che eventi ludici “pagano” ed è da snob pensare di voler essere diversi a tutti i costi, a volte l’eccesso di serietà annoia, e quindi allontana, soprattutto i giovani, moltissimi dei quali inaccettabilmente attratti dalla destra storica e da quella berlusconiana.
Barbara Giannoli
Si, lo sò.
Credo che l'appuntamento dell'altra sera sia stato positivo. Molto positivo. A prescindere da come poi lo si voglia esaminare. Sono molto d'accordo con Barbara quando dice che questo tipo di appuntamenti sono fondamentali anche per recuperare, oltre alla visibilità, anche il consenso soprattutto tra i giovani. Sono molto d'accordo con la CRONACA di Maurizio. Un pò meno sul COMMENTO, ma solo perchè penso che oggi sia fondamentale lavorare principalmente per creare una grande forza unitaria che comprenda tutti noi e i nostri punti di vista e idee. Insomma non condivido la visione chiara della necessità che questo partito sia proprio un grande Partito Comunista. Ma sono sfumature, e proprio per questo non devono offuscarci la vista: l'obiettivo è l'unità e la chiarezza di intenti.
Una cosa è comunque evidente, sia leggendo il post di Maurizio che il commento di Barbara. Ed è che è questa la strada giusta, la strada del confronto e della proposta politica. Abbiamo l'obbligo, tutti, di proseguire su quella strada, creando un gruppo solido che sappia calarsi nel territorio parlando un linguaggio comprensibile a tutti e guardando ai problemi quotidiani della gente. Tenedo ben presenti i valori fondamentali che abbiamo in noi e dai quali tutti noi proveniamo.
Mirko Laurenti
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