“Nicola è ognuno di noi”. Sabato tutti a Verona
Roma 12 maggio 2008
Manifestazione: partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15. Per adesioni: adesioni17maggio@gmail.com
Appello
Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più. Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia. Per una Verona libera dalla paura, per una Verona libera dall'odio, per una Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza. Perché esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata. Per guardarsi all’interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città. Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti. Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo. Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi
Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così. La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli ultimi anni ma anche di trent’anni fa. Abel e Furlan. Figli annoiati della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a presenze non conformi della nostra città. Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più chi meno, figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei movimenti o dei partitucoli dell’estrema destra cittadina. Vestiti bene, all’ultima moda. Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo stadio.
Un certo clima culturale e sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non limitarsi alle periferie, accantonare l’anima stradaiola e la "storica" attitudine "antiborghese" per rimpossessarsi del centro città.
Nicola è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone... Solo e "semplicemente" perché estraneo, non familiare, non compatibile. A che serve oggi raccontare per l’ennesima volta lo stillicidio di aggressioni? Uno stillicidio di aggressioni motivate da “futili ragioni”, spesso nel pieno del centro città. Come gli accoltellamenti dell’estate 2005, come le sistematiche azioni contro i "diversi" (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab, tifosi del Lecce...) compiute da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un inchiesta della Digos nella primavera scorsa. Come la "cacciata" da piazza Erbe, l’autunno scorso, l’episodio non più violento ma più emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l’applauso generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come l’ultimo fatto "marginale" in Valpolicella (il paese di Nicola) la lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si cercano testimoni di un’aggressione avvenuta in un bar, dove un ragazzo di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio, nell’imbarazzante omertà dei clienti.
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1 commento:
(a proposito della manifestazione a Verona di sabato 17)
Attenzione ci sono dei comunisti in giro….
Dunque a dar credito alla libera stampa progressista italiana a Verona, qualcuno c’era. Ma in che modo? Secondo il corriere della sera erano lì per fare “botte al corteo” e per dare “bastonate e vetrine rotte”. In sostanza come recita un titoletto del “pezzo” seimila manifestanti hanno ricordato il giovane ucciso la settimana scorsa da cinque ragazzi. Quindi viene descritto in modo particolareggiato un episodio tra due litiganti etc. Così, si liquida in un colpo la partecipazione ampia, il carattere pacifico e democratico, l’unità (un po’ forzata) di molta parte della sinistra, le molte bandiere e la proposta politica e culturale di un nuovo antifascismo.
Per fortuna che ne scrive anche la repubblica, il più straordinario mezzo di comunicazione veltroniano mai esistito nella galassia interstellare dei democratici mondiali. “Cinquemila da una parte, mille dall’altra”. Questa la prima fotografia che offre il giornale. Per segnalare come la maggior parte dei manifestanti sfilava con le parole d’ordine della assemblea cittadina che aveva promosso l’iniziativa e gli antagonisti di Casarin un po’ oltre.
Per una esatta (finalmente) ricostruzione dell’avvenimento, ci affidiamo dunque al manifesto. “E’ arancione lo striscione che apre il potente corteo antifascista. Nicola è ognuno di noi recita. In migliaia al corteo di partiti e centri sociali. Il sindaco Tosi chiede i danni per due vetrine rotte. Ci sono diversi esponenti dei partiti che alle ultime elezioni hanno preso una batosta. Scomparsi dalle camere ma ancora in piazza. E via citando Migliore, Rizzo Russo Spena, Sansonetti etc.”
Conclusione rapida: 1. c’è, oggi, un grandissimo problema di visibilità politica per le cose che accadono; per le proposte che possono essere avanzate; per la mistificazione automatica che operatori dell’informazione applicano con naturalezza perché l’appartenenza alla sinistra, ai comunisti, fa scattare la rincorsa all’omologazione contraria e, quindi, subalterna al potere costituito (all’interno del suo essere bipolare: Berlusconi contro Veltroni, ma dentro lo stesso orizzonte del potere dominante). 2. così come quotidianamente il potere costituito utilizza gli operatori della grande informazione (e stiamo solo a due notazioni minime su Verona), da parte nostra deve manifestarsi, quando possibile, la semplice proposizione della rappresentazione delle cose, degli accadimenti, delle proposte, delle idee, senza dare la caccia a “nemici” che sicuramente non sono in questi frangenti, ma sullo sfondo dei detentori del potere (o delle proprietà se volete); in buona sostanza occorre proporre, quando possibile, la nostra lettura critica delle cose, qualcosa ne verrà, qualcuno la coglierà. 3. il problema di un nuovo e moderno antifascismo, passa soprattutto sulla possibilità, non solo di far leggere e conoscere le mirabili gesta antifasciste della resistenza, ma soprattutto (pensiamo alle giovani generazioni, ma anche tanta parte dei cittadini adulti che non hanno mai avuto nozione e conoscenza vera della resistenza e dell’antifascismo) al paradigma con cui può essere letto oggi. Oltre gli aspetti superficiali che qualche intellettuale di destra si adopera a divulgare. Dunque, non è secondario – sempre col profilo paradigmatico, non tanto o solo storico – predisporre una serie di appuntamenti-conferenze sulla coercizione, sulla schiavitù, sulla libertà, sulla solitudine…ecc.
Maurizio Aversa
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